Cortina, dopo le Olimpiadi resta il nodo del traffico: serve una galleria attesa da 200 anni
La manifestazione a cinque cerchi ha mostrato la necessità del tunnel che attraversi il paese: del progetto se ne parla da decenni
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Cortina, dopo le Olimpiadi resta il nodo del traffico: serve una galleria attesa da 200 anni
di Francesco ChiamuleraLa manifestazione a cinque cerchi ha mostrato la necessità del tunnel che attraversi il paese: del progetto se ne parla da decenni
Correva l’anno 1830 quando gli esperti inviati da Vienna mettevano piede nella valle d’Ampezzo, che allora si chiamava anche Hayden, per realizzare, per conto della corte degli Asburgo, una nuova strada. Chissà come li avranno accolti allora, increduli e incuriositi, gli abitanti, quegli alieni venuti a tracciare rettilinei di centinaia di metri in linea dritta, rialzi strategici del terreno in luogo delle tortuose mulattiere medievali, insomma a cambiare per sempre la fisionomia del territorio, per fare strada al progresso, alle comunicazioni veloci, alla posta, all’efficiente burocrazia imperiale.
L'assenza di Tir per le Olimpiadi
A quasi duecento anni di distanza, la gran parte del traffico tra Dobbiaco, Cortina e San Vito corre sul tracciato della strada di allora. Sì, va scritto perché ci si possa credere: in duecento anni non è praticamente cambiato niente, ad eccezione della circonvallazione realizzata per le Olimpiadi del ‘56, che per quanto salvifica non è più adeguata a sostenere i volumi di oggi. Non ha molto senso continuare a invocare le sole ordinanze contro i mezzi pesanti. Gli scaffali del supermercato li vogliamo pieni, tutti noi, a partire dai consumatori più sostenibili, e dunque compresi i prodotti «superflui», che superflui non sono mai. La questione della nuova circonvallazione di Cortina è urgente. Si è visto durante le Olimpiadi quale vantaggio porti l’assenza dei Tir a una città che, ricordiamo, conta su oltre 50mila presenze in stagione, paragonabili a un capoluogo, e con una visibilità ben maggiore. Un tunnel che attraversi il paese era nei piani fin dagli Anni Ottanta, ne parlò in una storica e affollata riunione pubblica il sindaco Franceschi all’inizio degli Anni Duemila, quando le amministrazioni potevano contare su margini di consenso (e di bilancio) maggiori e ben più disinvolti di oggi. Però poi è rimasto tutto fermo.
Le gallerie già esistenti
Immaginiamo le obiezioni, a partire da quelle geologiche, che non hanno però impedito la realizzazione di un sistema di tunnel ad esempio lungo le rive del lago di Lecco, per connettere Milano alla Svizzera, e che consentono di bypassare i paesini in un territorio franoso e impervio. Se si può costruire gallerie su un arco di decine di chilometri là, se si è potuto farlo in Val Pusteria, a Villabassa, a Monguelfo, si può fare anche qui. È una questione di opinione pubblica che impegnerà gli anni a venire, ma che ha lo stesso obiettivo che si ponevano gli zelanti e mai abbastanza rimpianti funzionari asburgici da cui eravamo partiti: il benessere di chi vive in montagna. Non una cosa da poco.
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