L'eredità di Enrico Fermi
Soprannominato il «papa», a Roma crea intorno a lui il gruppo dei «ragazzi di via Panisperna». Nel 1938 vince il Nobel per la Fisica e poi si rifugia negli Stati Uniti dopo le leggi razziali: la storia della sua eredità e degli altri fisici italiani che hanno rivoluzionato questa disciplina
MARTEDÌ 31 MARZO 2026
L'eredità di Enrico Fermi
Soprannominato il «papa», a Roma crea intorno a lui il gruppo dei «ragazzi di via Panisperna». Nel 1938 vince il Nobel per la Fisica e poi si rifugia negli Stati Uniti dopo le leggi razziali: la storia della sua eredità e degli altri fisici italiani che hanno rivoluzionato questa disciplina
di Giovanni CapraraNel 1926 Enrico Fermi vinceva la prima cattedra di fisica teorica istituita in Italia, all’Università di Roma (La Sapienza). «Riesce a muoversi – affermava la commissione – con piena padronanza nelle questioni più difficili della fisica teorica moderna, cosicché egli è oggi il più preparato e il più degno per rappresentare il nostro paese in questo campo di così alta e febbrile attività scientifica mondiale». Prima era stato in Germania, a Leida, interagendo con i grandi fisici del momento come Albert Einstein e alla Normale di Pisa, ma era a Roma che creava intorno a lui il magico gruppo diventato noto come i «ragazzi di via Panisperna».E rapidamente, nella sede dell’Istituto di fisica, ora sede del Viminale, arrivarono Franco Rasetti, Edoardo Amaldi, Emilio Segrè (futuro Nobel) ma anche Ettore Majorana che tuttavia mai riuscì ad avere un intenso rapporto di collaborazione prima di scomparire misteriosamente nel 1938. Arrivò anche Bruno Pontecorvo che poi fuggì in Unione Sovietica inseguito da presunte accuse di spionaggio.
Fermi era il «papa», come soprannominato, perché le sue capacità e i risultati già raggiunti nella fisica erano di rilevanza internazionale.Lo era anche nella gestione del gruppo facendo scuola nella gestione della ricerca secondo criteri poi adottati dovunque. Così, nella seconda metà degli anni Trenta, conquistava la scoperta delle reazioni indotte dai neutroni lenti che lo portava alla conquista nel Nobel. E nel 1938, dopo averlo ritirato a Stoccolma, proseguì verso gli Stati Uniti per sfuggire alle leggi razziali: la moglie Laura era ebrea.
Altri del famoso gruppo avevano già abbandonato l’Istituto di Roma. Rimaneva Edoardo Amaldi che rifiutava gli inviti dei servizi segreti americani e sceglieva di rimanere cercando di ricostruire il mondo della fisica italiana distrutto dalla guerra guardando intanto all’Europa. Ed è qui, dopo essersi prodigato nell’istituzione dell’Istituto nazionale di fisica nucleare nel nostro Paese, che assieme al fisico francese Pierre Auger all’epoca nella direzione dell’Unesco, concepiva e realizzava la più straordinaria opera della sua vita, il Cern di Ginevra.
Con l’arrivo degli acceleratori di particelle le indagini nel mondo dell’atomo trovavano gli strumenti ideali per scoprire ciò che l’infinitamente piccolo del nucleo nascondeva. Ma solo l’unione delle risorse economiche e dei cervelli a livello europeo potevano consentire la costruzione dei grandi collisori. Intanto anche in Italia, a Frascati, nascevano macchine con le quali i fisici italiani diventavano protagonisti della fisica mondiale.Amaldi era il «padre» di generazioni di scienziati che, provenienti da varie università, poi si ritrovavano in centri di ricerca americani o al Cern europeo. Ed è qui che si affronteranno le sfide più ardite: dalla cattura dei bosoni W e Z che valse a Carlo Rubbia il Premio Nobel, alla conquista del bosone di Higgs grazie agli esperimenti guidati da Guido Tonelli e Fabiola Gianotti che diventerà la prima donna a dirigere il Cern segnando anche il record dei due mandati.
La scuola di Roma generata da Fermi e proseguita con Amaldi aveva prodotto frutti preziosi. Tra questi dobbiamo ricordare i laboratori del Gran Sasso. Nati dall’idea e dall’impegno di Antonino Zichichi diventavano il più grande laboratorio sotterraneo del mondo nel quale, attirando ricercatori dai vari continenti, si possono effettuare esperimenti schermati dalle radiazioni cosmiche, altrimenti impossibili. Ulteriori imprese si aggiungevano unendo fisica e astrofisica e favorendo la nascita della stazione Virgo vicino a Pisa, diventata un punto di riferimento internazionale per la cattura delle onde gravitazionali. La storia iniziata a Roma rese i fisici italiani famosi nel mondo.
Nell'immagine: il Nobel per la fisica Enrico Fermi (Roma, 1901- Chicago, 1954) durante una lezione.
Su «la Lettura» #748, disponibile nell'App e in edicola da martedì 31 marzo, Giovanni Caprara recensisce il saggio di Francesco Guerra e Nadia Robotti, «Vita di Ettore Majorana» (Edizioni della Normale) a 120 anni dalla nascita del fisico, uno dei ragazzi di via Panisperna, e a quasi 90 dalla sua misteriosa sparizione.
30 marzo 2026 ( modifica il 30 marzo 2026 | 20:23)
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