Quando bene e male sono la stessa cosa
Per il giovanissimo accoltellatore dell'insegnante l’azione diventa segno di identità e di vitalità gloriosa. Molti genitori e insegnanti raccontano che gli adolescenti non si rivolgono più a loro quando sono assillati da dubbi o paure, ma passano direttamente all’intelligenza artificiale che evidentemente non dispone di una morale bensì solo di un algoritmo fatto di numeri catturati e montati secondo logiche ignare di ogni etica. Che fare?
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Quando bene e male sono la stessa cosa
Dacia Maraini | 30 marzo 2026Per il giovanissimo accoltellatore dell'insegnante l’azione diventa segno di identità e di vitalità gloriosa. Molti genitori e insegnanti raccontano che gli adolescenti non si rivolgono più a loro quando sono assillati da dubbi o paure, ma passano direttamente all’intelligenza artificiale che evidentemente non dispone di una morale bensì solo di un algoritmo fatto di numeri catturati e montati secondo logiche ignare di ogni etica. Che fare?
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Si discute molto in questi giorni sul caso del ragazzino che ha ferito la sua insegnante a coltellate. C’è chi considera colpevoli i genitori perché non si sono accorti delle derive del figlio, c’è chi attribuisce la responsabilità alla scuola che non ha saputo ascoltare e prevedere, chi ancora ritiene che sia tutta colpa dei social di cui si nutrono i giovanissimi e spesso suggeriscono comportamenti alieni e irresponsabili. Per me la cosa più inquietante, più ancora del reato è il fatto che il ragazzino si sia appeso il cellulare al collo per registrare la sua aggressione e poi evidentemente farla girare fra gli amici. Gli accoltellamenti e gli stupri ci sono sempre stati, ma di solito chi accoltella o stupra sa di fare qualcosa di proibito e si nasconde preparando credibili giustificazioni nel caso venga scoperto e denunciato. Chi trasgredisce la legge, che sia quella etica o quella legale, sa di essere colpevole e se pur trovando giustificazioni interiori, fugge al giudizio sociale dei suoi contemporanei. Basta leggere Dostoevskij per capire quali tormentose contraddizioni possono animare lo spirito di un assassino. Qui invece male e bene non esistono come categorie sociali ed emotive, qui si vuole raccontare il proprio misfatto e l’idea che ci sia una regola da trasgredire non passa neanche per la testa. L’azione diventa un fatto esistenziale, legittimo. Il male non viene nemmeno trasformato in un bene consentito, come avviene per coloro che uccidono in nome di Dio, quello che vediamo succedere in questi giorni in Iran, dove si tortura e si uccide trasformando l’odio e la volontà di potenza in legittima difesa. Per il giovanissimo assalitore male e bene semplicemente non contano, si equivalgono. L’azione diventa segno di identità e di vitalità gloriosa. Molti genitori e insegnanti raccontano che gli adolescenti non si rivolgono più a loro quando sono assillati da dubbi o paure, ma passano direttamente all’intelligenza artificiale che evidentemente non dispone di una morale bensì solo di un algoritmo fatto di numeri catturati e montati secondo logiche ignare di ogni etica. Che fare? Difficile la risposta se non immaginare un avvicinamento fra generazioni diverse creando luoghi di incontri e di scambio. Ma soprattutto direi dando esempi di consapevolezza e umanità, cosa che in questo momento storico di licenze verbali e disprezzo di ogni regola da parte degli adulti al potere non sta avvenendo.
30 marzo 2026
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