A Palazzo Bonaparte la mostra «Hokusai»: esposte 200 opere del maestro dell'arte giapponese
Da 27 marzo al 29 giugno il museo ospita l'opera-manifesto «La Grande onda di Kanagawa» e centinaia di pezzi dal Museo Nazionale di Cracovia. È inserita nei festeggiamenti dei 160 anni di relazioni Italia-Giappone
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A Palazzo Bonaparte la mostra «Hokusai»: esposte 200 opere del maestro dell'arte giapponese
di Natalia DistefanoDa 27 marzo al 29 giugno il museo ospita l'opera-manifesto «La Grande onda di Kanagawa» e centinaia di pezzi dal Museo Nazionale di Cracovia. È inserita nei festeggiamenti dei 160 anni di relazioni Italia-Giappone
La Grande onda di Kanagawa (1831), xilografia di Katsushika Hokusai che dal Giappone ha travolto l’Occidente e la storia dell’arte con i suoi blu infranti dalla spuma marina sotto lo sguardo imperturbabile del monte Fuji, è l’immagine simbolo della mostra che da oggi al 29 giugno porta a Palazzo Bonaparte il lavoro di Hokusai – Il grande maestro dell’arte giapponese, questo il titolo dell’esposizione curata da Beata Romanowicz per Arthemisia.
Il capolavoro per la prima volta a Palazzo Bonaparte
E non poteva essere altrimenti. Non tanto perché è uno dei capolavori più amati e replicati al mondo — su gadget di ogni tipo, dalle shopper alle t-shirt, fino alle emoji — insieme alla Gioconda di Leonardo e l'Urlo di Munch. Ma perché è un’opera capace di racchiudere tutta la forza visuale e poetica di questo artista ossessionato dalla pittura (lui stesso si definì «pazzo per la pittura»). Un’opera manifesto che, pur nelle sue dimensioni contenute (circa 25 x 37 centimetri), tiene incollato lo sguardo dell’osservatore al trionfo di dettagli, come i piccoli corpi dei marinai in balìa della tempesta, alle minuzie del disegno, alle sfumature di colore e a una visione d’insieme sempre poetica.
Oltre 200 opere in mostra
A Roma la Grande onda è al centro di un percorso che conta oltre duecento opere provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia, esposte per la prima volta in Italia, e che ricostruisce l’intero arco creativo di Hokusai (vissuto fino ai 90 anni), protagonista assoluto e instancabile del periodo Edo (1603–1868). Dalle stampe Ukiyo-e («immagini del mondo fluttuante») nelle quali ha immortalato con tecnica rivoluzionaria la natura, il movimento dell’acqua, i paesaggi e le figure della vita quotidiana in Giappone, fino ai Manga: termine coniato proprio da Hokusai per indicare gli «schizzi che fluiscono liberamente dal pennello», antenati dei moderni fumetti, raccolti in straordinari album destinati ai suoi allievi.
Il maestro che dipingeva tutto
Il maestro catturava tutto: il volo di un insetto, la smorfia di un lottatore di sumo, il piegarsi di un ramo al vento, le donne di una casa del tè, i mercanti di pesce e un contadino che striglia il suo cavallo. In una vertigine di dettagli che toglie il fiato.
160esimo anniversario delle relazioni Italia-Giappone
Accanto ai capolavori di Hokusai, l’esposizione — che rappresenta l’evento culturale più importante del 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone — accoglie anche un insieme di oltre 180 pezzi tra libri rarissimi e preziosi oggetti giapponesi, tra cui laccature, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre a strumenti musicali tradizionali e costumi (kimono, giacche haori e fasce obi), per creare un dialogo continuo tra arte, vita e spiritualità della cultura giapponese.
La collezione di Feliks Jasieski
«Sono pezzi donati al Museo nazionale di Cracovia all’inizio del Novecento dal collezionista Feliks Jasieski, che esule a Parigi nell’Ottocento, acquistò un vasto numero di xilografie, tessuti, dipinti, ceramiche e oggetti militari, scovati nei negozi di antiquariato e nelle aste — raccontano il direttore del museo Andrzej Szczerski e l’ambasciatore polacco in Italia Ryszard Schnepf —. Quando fece ritorno in Polonia portò con sé circa ventimila pezzi. Il suo desiderio era aprire una finestra su quel mondo».
Le foto di Felice Beato
La mostra ne raccoglie lo spirito con le foto di Felice Beato: fotografo italiano, viaggiatore tra i primi a documentare il Giappone appena aperto all’Occidente. E accompagna la «scoperta» di Hokusai con un percorso didattico che incornicia perfino il pensiero e l’aspirazione alla perfezione del maestro, che in punto di morte disse: «Se solo il cielo mi desse ancora cinque anni di vita potrei diventare un grande pittore».
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