Post referendum, la sindrome del tradimento
Corriere della Sera - Cultura

Post referendum, la sindrome del tradimento

Lunedì 30 marzo 2026
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C’è qualcosa di infantile nelle reazioni scomposte di alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra, anche a una settimana dall'esito referendario

Post referendum, la sindrome del tradimento

di Ferruccio de Bortoli | 30 marzo 2026

C’è qualcosa di infantile nelle reazioni scomposte di alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra, anche a una settimana dall'esito referendario

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Bisogna dire, con estrema sincerità, che c’è qualcosa di infantile nelle reazioni scomposte di alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra. Anche a una settimana dall’esito referendario. Siamo nel pieno di una sindrome da tradimento. Il terreno più fertile di spiegazioni è quello della psicoanalisi della politica. Non l’alveo freddo e razionale delle ragioni di merito del voto in un tormentato contesto sociale ed economico. 

Chi ha perso lamenta di non essere stato in grado di portare ai seggi «i suoi» e colpevolizza colonnelli e strutture di partito locali. Sembra del tutto inconcepibile che un cittadino possa avere una sua idea, esprimere anche un dubbio, in antitesi all’appello del proprio partito, pur rimanendo a tutti gli effetti un elettore di centrodestra. Leggendo alcuni commenti si ha l’impressione che i votanti facciano parte di una riserva di proprietà dei leader, soprattutto locali. Come se fossero stati comprati o, di fatto si fossero, «venduti». Una visione poco rispettosa degli stessi elettori. «Con tutto quello che abbiamo fatto per voi ci tradite in questo modo?».
 
Secondo YouTrend, i maggiori «tradimenti» sono avvenuti in Sicilia e, in particolare, ad Agrigento. Ma anche in molti Comuni come Mazara del Vallo, Acireale, Paternò, Alcamo. In Abruzzo a Pescara, Ortona, Montesilvano. In Campania, soprattutto a Sarno e nel Beneventano. In Calabria, per esempio a Catanzaro e a Lamezia Terme. «Questi risultati si sono saldati - spiega Lorenzo Pregliasco - con quello che è avvenuto nelle periferie delle grandi città, come Milano Nord e Ovest, Comasina, Villapizzone, Baggio. O a Roma Est, VI municipio, Tor Sapienza, Torre Maura, Borghesiana. O a Torino, Barriera Milano, Lucento, Vallette, Falchera. Tutte aree che, sia alle politiche sia alle europee, avevano premiato il centrodestra. Nel scegliere il no si è unità un po’ l’Italia delle fragilità sociali, nel Mezzogiorno come nelle periferie urbane».

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30 marzo 2026

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