La marcia dei 40 mila e l'omicidio Caccia, le Br e il rogo dello Statuto: lotte, sconfitte e tragedie nella Torino degli anni Ottanta
Corriere della Sera - Cultura

La marcia dei 40 mila e l'omicidio Caccia, le Br e il rogo dello Statuto: lotte, sconfitte e tragedie nella Torino degli anni Ottanta

Lunedì 30 marzo 2026
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«C’era una volta in Italia. Gli anni Ottanta» è l'ultimo libro di Enrico Deaglio (scritto per Feltrinelli con Ivan Carozzi) in cui si racconta un decennio segnato da eventi che sconvolgono la città

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La marcia dei 40 mila e l'omicidio Caccia, le Br e il rogo dello Statuto: lotte, sconfitte e tragedie nella Torino degli anni Ottanta

di Massimiliano Nerozzi

«C’era una volta in Italia. Gli anni Ottanta» è l'ultimo libro di Enrico Deaglio (scritto per Feltrinelli con Ivan Carozzi) in cui si racconta un decennio segnato da eventi che sconvolgono la città

Il segretario del Pci Enrico Berlinguer davanti ai cancelli di Mirafiori nel 1980

A un certo punto, davanti ai cancelli di Mirafiori, gli operai della Fiat in lotta issano un enorme ritratto di Karl Marx con la scritta: «Avevamo la ragione e la forza, ci è rimasta la ragione...coraggio compagni». Tra fabbrica bloccata e cortei, durante lo sciopero dei 35 giorni, davanti al cancello numero 5, il 26 settembre 1980, arriva il segretario del Pci, Enrico Berlinguer, al quale un delegato sindacale con perenne cappellino rosso, Domenico Liberato, rivolge la domanda: «Se occupiamo la fabbrica quale sarà l’atteggiamento del Pci?». Finirà con la marcia dei 40 mila che «segnerà un punto di svolta nella storia della Fiat e del movimento operaio italiano». 

È così che incrocia più volte Torino il libro di Enrico Deaglio, scritto (per Feltrinelli) insieme a Ivan Carozzi — C’era una volta in Italia. Gli anni Ottanta — tratteggiando un decennio di lotte, sconfitte e tragedie che segneranno la città. Oltre alla battaglia per il lavoro, Torino verrà sconvolta infatti dal piombo della criminalità organizzata, il 26 giugno 1983, con «l’omicidio del Procuratore Bruno Caccia, il primo magistrato assassinato dalla ‘ndrangheta al nord». E ancora, infuria la delirante utopia delle Brigate rosse e delle altre formazioni terroristiche (su tutte, Prima linea), anche se, proprio sotto la Mole, inizia la risposta dello Stato. È il 19 febbraio 1980 quando Patrizio Peci, capocolonna della Br a Torino, «scende dalla soffitta di piazza Vittorio dove vive», per vedersi «con Rocco Micaletto e ne approfitterà per farsi la solita pisciata nel vespasiano pubblico che sa di ammoniaca, ma è più sopportabile di quello della ringhiera. All’angolo di via Po, i carabinieri del generale Dalla Chiesa, che lo pedinano da tempo, se lo bevono insieme a Micaletto». E dopo la strage di via Fracchia, a Genova, «il generale Dalla Chiesa torna da Peci: “Ora tutti nelle Br sanno che sei stato tu il traditore. Non ti resta che dire tutto e affidarti a noi”. Patrizio Peci dice tutto il resto,a Torino parte una colossale retata. Il primo aprile 1980, Dalla Chiesa chiama il Procuratore Gian Carlo Caselli e gli presenta Peci. La sua testimonianza, in una caserma dei carabinieri, durerà quarantotto ore». Morale: «Ottantacinque persone vengono arrestate, i cosiddetti fiancheggiatori delle Br in città, molto spesso persone che hanno avuto poca responsabilità negli eventi; con loro anche Prima linea viene decimata». 

Tra foto in bianco e nero e prime pagine dei quotidiani, tra i capitoli del volumone scorre così la storia di quegli anni: ben diviso per sezioni e con generose note, diventa una sorta di dizionario, utile per un amarcord di chi già sa e per un’esplorazione di chi (purtroppo) ignora. Tra le strade c’è angoscia e sgomento, un clima che finisce dritto nel giallo di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, «i più curiosi e fantasiosi cronisti della città», reduci dal successo della Donna della domenica: esce A che punto è la notte, «in cui il commissario Santamaria» finirà a indagare dentro una trama «dispotico-realista», con «periferie mistiche e disperate, sacerdoti che si ispirano a eresie gnostiche, ragazze di buona famiglia innamorate di gangster, professoresse e ingegneri, attirati da complotti e magie... Molto di tutto ciò si appresta a diventare realtà».

Le tragedie non finiscono mai. È il tardo pomeriggio del 13 febbraio 1983 quando scoppia un incendio al cinema Statuto di via Cibrario, durante «la proiezione de La capra, film francese di Francis Veber»: con il film iniziato da venti minuti, «un cortocircuito incendia una tenda che separa il corridoio destro dalla platea». Sarà una strage, con 64 morti, molti dei quali storditi in pochi secondi dai gas tossici. Come a Crans-Montana, e non sarà l’unica terribile analogia: «Le uscite di sicurezza risultano sbarrate tutte, tranne una, su disposizione del gestore, per impedire l’ingresso ai “portoghesi”».

Sono anche gli anni dei disastri ambientali e delle inesistenti norme di sicurezza sul lavoro: il 6 giugno 1986 «chiude per sempre lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato, dopo un’imponente mobilitazione, una class action che ha impegnato per cinque anni gli operai e la maggioranza dei cittadini». Era l’inferno in terra: «A oggi, Casale conta oltre tremila vittime dell’amianto, su meno di 40 mila abitanti».

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