Dopo la scossa del referendum meno fantapolitica e più risposte
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Dopo la scossa del referendum meno fantapolitica e più risposte
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)SOLINAS)
Caro direttore,
il referendum ha terremotato la politica italiana. Con le dimissioni del sottosegretario Delmastro, della capo di gabinetto Bartolozzi, della ministra Santanchè. E poi Gasparri che ha lasciato l’incarico di capogruppo di Forza Italia in Senato. Tutto nel giro di pochi giorni. Ora la premier Meloni è sicuramente più in difficoltà. Una sconfitta è sempre una ferita. Ma se il centrodestra non sta bene, il centrosinistra non è ancora guarito dai suoi cronici mali. A partire dalla ricerca di un leader da presentare alle elezioni. Schlein? Conte? Un federatore? Le liti sotterranee sono già partite. Anche perché sui grandi temi (vedi la guerra in Ucraina, e non solo) Pd e 5 Stelle la pensano in modo diametralmente opposto. Tra un anno (se non prima) ci saranno le elezioni. Come ci arriva la politica italiana? È davvero necessaria una nuova legge elettorale per dare stabilità ad un sistema così frammentato e, francamente, in difficoltà?Marco Ferri
Caro Ferri,
Il risultato del referendum è senza dubbio un momento decisivo di questa legislatura. Si deve però ragionare a mente fredda, senza euforie eccessive o sottovalutazioni. La premier Meloni non era «invincibile» prima di questa sconfitta così come il «campo largo» non ha ora la strada spianata verso la vittoria alle prossime elezioni politiche. Il terremoto nel governo segnala, come dice lei, una difficoltà non di poco conto ma anche il desiderio della premier di dare un segnale forte a tutti i protagonisti di casi incomprensibili, risse, uscite fuori tono, comportamenti (vedi Delmastro) che non riescono neppure loro a spiegare. Non penso che tutto questo porterà alle elezioni anticipate, tema che circola molto nei corridoi della politica. Non le sta chiedendo neppure l’opposizione; sarebbero una mossa azzardata per un centrodestra indebolito. Ma soprattutto lascerebbero il Paese senza un governo, e in campagna elettorale, con due guerre in corso e un’economia sotto scacco per quanto sta accadendo in Medio Oriente. Ai cittadini che vedono salire i prezzi dell’energia e di tutti i beni non credo si possa rispondere con la chiamata alle urne. C’è più di un anno di tempo per concentrarsi sul ruolo che l’Italia può avere nel favorire la fine dei conflitti armati (sapendo che Trump sta agendo sistematicamente contro gli interessi del nostro Paese) e per decidere cosa si può fare per invertire la rotta dal punto di vista economico e sociale. E per portare a termine, in uno spirito di dialogo e di ampia maggioranza, anche quelle riforme in discussione come la legge elettorale. Il Campo largo, da parte sua, ha ottenuto il primo vero successo di questa legislatura. Pensare però che il «fronte del no» possa trasferirsi automaticamente nel voto politico a favore dei partiti di opposizione è un’illusione. Un’alternativa vera e competitiva ha bisogno di un progetto comune, di programmi condivisi e di un leader riconosciuto. Tutto questo ancora non c’è, anzi siamo già allo scontro, neppure troppo nascosto. Allora, meno fantapolitica e più attenzione agli interessi del Paese è il modesto consiglio per tutti.
30 marzo 2026 - 00:03
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