Acrobazie in miniatura
Domatori di leoni, mangiatori di spade... Tra il 1926 e il 1931 Alexander Calder mise in scena spettacoli improvvisati di un «Circo» fatto di piccole sculture, figure umane e animaletti. Qui un focus su questa esperienza. Mentre della mostra alla Fondation Vuitton di Parigi, a cinquant'anni dalla scomparsa dell'artista, si parla nel nuovo numero de «la Lettura», che in seguito alla sciopero dei giornalisti sarà in edicola martedì,ma è già disponibile in questa App
LUNEDì 30 MARZO 2026
Acrobazie in miniatura
Domatori di leoni, mangiatori di spade... Tra il 1926 e il 1931 Alexander Calder mise in scena spettacoli improvvisati di un «Circo» fatto di piccole sculture, figure umane e animaletti. Qui un focus su questa esperienza. Mentre della mostra alla Fondation Vuitton di Parigi, a cinquant'anni dalla scomparsa dell'artista, si parla nel nuovo numero de «la Lettura», che in seguito alla sciopero dei giornalisti sarà in edicola martedì,ma è già disponibile in questa App
di STEFANO BUCCIAlexander Calder, «Circo Calder», 1926-31, esposto al Whitney Museum of American Art, New York per la mostra «High Wire: Calder’s Circus at 100», 18 ottobre 2025 - 9 marzo 2026
Nel 1926, da giovane artista americano che viveva a Parigi, Alexander Calder (1898-1976)iniziò a realizzare quello che oggi è considerato il suo lavoro artistico più formativo: il Circo di Calder (appena celebrato con una mostra al Whitney Museum of American Art di New York). Calder creò uno spettacolo in miniatura di animali e personaggi da circo che mise in scena di fronte a pubblico dal vivo, completo di regie teatrali fatte a mano, musica e luci.
Tecnicamente il Circo Calder (o Cirque Calder), realizzato tra il 1926 e il 1931, è costituito da piccole sculture, figure umane e animaletti, costruiti con filo metallico, spago, gomma, stracci e altri oggetti di recupero, che lo stesso Calder utilizzava per mettere in scena spettacoli improvvisati. Questi spettacoli includevanoacrobati spericolati, maestri di cerimonia, domatori di leoni, mangiatori di spade, forzuti sollevatori di pesi, ma anche foche ammaestrate, pantere, canguri e persino un unicorno. Un modo (nemmeno tanto sottinteso) per dimostrare come a un genio come Calder siano bastati (per l’ennesima volta) fili di ferro e qualche straccio per dar vita a un capolavoro.
La sua passione arriva da lontano. Calder era cresciuto alla fine dell'età d'oro del circo americano (1871-1917) e, da giovane, studiò con grande intensità le formalità delle arti circensi.Nella primavera del 1925, trascorse due settimane a illustrare il Ringling Bros. and Barnum & Bailey Circus di New York per la «National Police Gazette». Quando il circo si trasferì nella sua sede invernale a Sarasota, in Florida, lo seguì, continuando a disegnare.
Il Circo Calder è un mondo a sé stante, ma riveste anche importanti implicazioni per le sculture rivoluzionarie dell'artista. Calder sviluppò il Circo nello stesso periodo in cui creò i suoi ritratti in filo metallico a forma aperta, le sculture di animalie i suoi ormai iconici Mobiles. In questo periodo, il movimento divenne il materiale distintivo di Calder. Nelle parole dell'artista: «Così come si possono comporre colori o forme, così si possono comporre movimenti». Calder era chiaro nelle sue intenzioni, e i suoi risultati furono rivoluzionari. La sua comprensione e l'integrazione della forza animatrice del movimento trasformarono profondamente la scultura moderna da oggetto statico a presenza performativa.
L’amicizia tra Calder e il grande fotografo italiano Ugo Mulas (1928-1973),nata all’inizio degli anni Sessanta, avrebbe portato alla realizzazione, tra il 1963 e il 1964, anche di una serie fotografica di grande delicatezza dedicata proprio al Circo (serie raccolta poi in un volume pubblicato nel 2014 da Corraini Editore).
Le rappresentazioni del Calder’s Circus duravano talvolta fino a due ore e attiravano spettatori provenienti dall’avanguardia della città,tra cui artisti come Marcel Duchamp, Joan Miró, Piet Mondrian e Isamu Noguchi. Calder si sistemava sul pavimento manipolando le figure — realizzate appunto con materiali comuni come filo, legno, metallo, sughero, tessuto e stringa — che, grazie alla sua inventiva meccanica e alla plasticità dei loro corpi, volavano nell’aria, inghiottivano spade e compivano altri audaci spettacoli.
Come molti artisti dell’epoca, Calder era affascinato dal circo, e apprezzava non solo il suo ampio richiamo popolare e il rischio drammatico, ma anche la sua struttura e dinamismo: «Amo la meccanica delle cose — diceva — e lo spazio immenso e questi riflettori». Spiegando che quel circo per lui rappresentava un soggetto dinamico attraverso cui esplorare le idee fondamentali di equilibrio e movimento, che di fatto avrebbero definito la sua opera dall’anno 1931 in poi. Compresa la stessa invenzione delle sculture «mobiles»: «Penso meglio con il filo».
Nelle immagini: in alto, Alexander Calder, «Circo Calder», 1926-31, esposto al Whitney Museum of American Art di New York per la mostra «High Wire: Calder’s Circus at 100», 18 ottobre 2025 - 9 marzo 2026. Sopra, un altro dettaglio.
Su «la Lettura» #748, disponibile nell'App e in edicola da martedì 31 marzo, il servizio di Stefano Bucci sulla mostra alla Fondation Vuitton di Parigi (15 aprile-16 agosto) che a cinquant'anni dalla scomparsa di Alexander Calder (1898-1976) ne celebra la carriera e la creatività.
29 marzo 2026 ( modifica il 29 marzo 2026 | 19:21)
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