Cathy La Torre: «Diamo la parola alle donne cancellate dalla storia»
Corriere della Sera - Cultura

Cathy La Torre: «Diamo la parola alle donne cancellate dalla storia»

Domenica 29 marzo 2026
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L'avvocata e attivista è a Padova con la pièce sull’eredità culturale femminile

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Cathy La Torre: «Diamo la parola alle donne cancellate dalla storia»

di Francesca Visentin

L'avvocata e attivista è a Padova con la pièce sull’eredità culturale femminile

Le donne dimenticate dalla storia ufficiale tornano a fare sentire la loro voce nella pièce che l’avvocata e attivista Cathy La Torre porta domenica sera a Padova sul palco dell’Hall Tutte le volte che le donne (ore 21). Donne che hanno inventato, cambiato leggi, immaginato un futuro diverso e avviato il cambiamento, ma non hanno ricevuto il giusto riconoscimento. Una riflessione sull’eredità culturale e sociale femminile, rimossa o minimizzata, che mette in luce genialità, forza e visione delle donne nella storia. Nonostante la disparità sociale e il divario salariale che da sempre sono zavorra nella vita e la carriera delle donne, temi affrontati già cento anni fa anche da Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé.

Da Mary Anderson, a Margaret Wilcox a Elizabeth Magie Phillips ideatrice del Monopoly, Luisa Spagnoli imprenditrice innovativa, Tabitha Babbitt creatrice della sega circolare, Lina Merlin, Franca Viola che rifiutò il matrimonio riparatore e contribuì a cambiare il diritto italiano e tante altre. Cathy La Torre attivista per la parità e i diritti civili, ha fondato e dirige lo studio legale Wildside Human First, ha vinto a Bruxelles il premio The Good Lobby come migliore avvocata pro-bono d’Europa e il premio Coraggio Emanuela Loi. Ha scritto vari libri, sui social è @avvocathy.

Cathy La Torre, com’è nata questa conferenza-spettacolo?
«Avevo visto una mostra in cui emergeva che tante artiste un tempo erano costrette a firmare i loro dipinti con pseudonimi maschili... da lì ho iniziato una ricerca, ho scoperto che erano migliaia le donne nell’arte, nella scienza, nella storia, nella letteratura, nelle rivoluzioni (basta pensare alle partigiane) rese invisibili o dei cui meriti si erano appropriati gli uomini. Mi è sembrato giusto ridare loro voce, dignità e meriti».

La storie che più l’hanno colpita?
«Sono centinaia, impossibile scegliere. Già per la pièce a teatro ho dovuto fare una grande selezione. Colpisce raccontare dell’avvocata Tina Lagostena Bassi che 50 anni fa per la prima volta ha portato in un’aula di tribunale il concetto di vittimizzazione secondaria delle donne nei processi per violenza. E rendersi conto di quanto il tema sia attuale oggi, a 50 anni di distanza non è cambiato nulla: le parole di Tina Lagostena Bassi di allora calzano perfettamente in un qualsiasi processo oggi. È inaccettabile».

C’è un filo conduttore?
«È lo stesso filo conduttore di ogni cosa che faccio e di ogni mia battaglia, il tema della memoria. In ogni storia di ingiustizia c’è la memoria di chi in passato ha lottato per quei diritti».

Il linguaggio del teatro è più efficace di quello di libri o convegni?
«Il teatro è il luogo dell’anima. Nel teatro la dimensione di contatto umano è fondamentale. Sentivo il bisogno di tornare a metterci il corpo, incontrare altri corpi, mettermi in relazione diretta. E a teatro è questo che accade».

Cosa lascia nel pubblico questo spettacolo?

«Lascia consapevolezza, rabbia, indignazione. La maggior parte delle persone esce dal teatro piena di stupore e rabbia, tante delle storie di donne dimenticate che racconto sul palco non sono conosciute».

Lei ha parlato apertamente di sé come persona non binaria, ha affrontato il tema dell’incongruenza di genere e ha raccontato il suo intervento di riduzione del seno. Il discorso sui corpi è questione collettiva?
«L’identità non è una storia privata. Vivo la mia identità senza nascondermi. Spesso invece le persone sono obbligate dal contesto sociale a nascondersi, a vivere un’identità mutilata per il timore si rivelarsi, questo genera molta sofferenza».

Da sempre è impegnata contro la violenza. Quali oggi i temi più urgenti?
«La consapevolezza su cos’è un amore tossico, l’idea del controllo e del possesso non è chiara in ragazzi e ragazze. E l’altro tema è il consenso nel sesso, ragazzi e ragazze non hanno la più pallida idea di come si riconosce il consenso, questa è una domanda che mi arriva spesso negli incontri nelle scuole. Se non esistono luoghi dove confrontarsi e parlarne, come possiamo aspettarci che ragazze e ragazzi riconoscano la violenza in ogni sua manifestazione?».

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