Anselmo Bucci, la mostra al Mart di Rovereto: «Una delle figure più colte del XX secolo»
Corriere della Sera - Cultura

Anselmo Bucci, la mostra al Mart di Rovereto: «Una delle figure più colte del XX secolo»

Domenica 29 marzo 2026
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Fino al 27 settembre una retrospettiva con oltre 150 opere rende omaggio all’artista marchigiano

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Anselmo Bucci, la mostra al Mart di Rovereto: «Una delle figure più colte del XX secolo»

di Sara Santolini

Fino al 27 settembre una retrospettiva con oltre 150 opere rende omaggio all’artista marchigiano

A sinistra, Anselmo Bucci, «Rosa Rodrigo (La Bella)», 1923-1925, Collezione privata, courtesy M.M.M. Arte Contemporanea, Monza; a destra, «Odeon», 1919-1920, collezione privata

La complessità non è una categoria accessoria quando si parla di Anselmo Bucci (1887-1955): è la chiave di lettura necessaria per attraversarne l’opera e la biografia. La grande retrospettiva allestita al Mart di Rovereto - «Il tempo del Novecento tra Italia e Europa» (dal 28 marzo al 27 settembre, info: mart.tn.it, a cura di Beatrice Avanzi e Luca Baroni)- restituisce la misura di un artista che sfugge a ogni definizione univoca. Oltre 150 opere costruiscono un percorso che è insieme storico e critico, ma soprattutto umano: quello di un intellettuale che ha fatto della libertà un metodo.
Bucci è definito dai curatori «una delle figure più complesse, colte e indipendenti del XX secolo»: la formula non è retorica, ma sintesi efficace di una traiettoria che attraversa linguaggi, tecniche e geografie. Tra Parigi e Milano, Bucci costruisce un’identità europea prima ancora che nazionale, mantenendo sempre una distanza critica dai movimenti cui pure partecipa. Emblematica, in questo senso, la sua relazione con il Novecento Italiano: fondatore e al tempo stesso figura laterale, capace di «un’interpretazione personalissima» di quella «moderna classicità» teorizzata dalla critica d’arte MargheritaSarfatti. La mostra insiste su questa tensione: appartenenza e scarto, adesione e autonomia. Ne emerge un artista che attraversa linguaggi, tecniche e generi liberamente, ma senza mai rinunciare a una coerenza interna fondata su una solida cultura figurativa e su una sensibilità letteraria altrettanto profonda.

Un «artista di guerra»

Non è un caso che accanto ai dipinti trovino spazio incisioni, disegni, fotografie, documenti: il profilo è quello di un autore totale, capace di pensare e rappresentare il proprio tempo. Al centro di questa complessità si colloca l’esperienza della guerra, momento decisivo tanto sul piano esistenziale quanto su quello artistico. Bucci è un «artista di guerra» in senso pieno: non semplice testimone, ma interprete di una realtà estrema. Arruolato volontario nel 1915, nel celebre «plotone degli artisti», vive il fronte in prima linea, trasformando l’impossibilità di dipingere in una straordinaria stagione grafica: l’impossibilità di portare al fronte colori e pennelli si traduce in un’intensa produzione di disegni che documentano la vita dei soldati. L’artista non celebra e non semplifica: osserva traducendo la complessità in etica oltre che in estetica - e se prima Bucci era percepito come interprete delle novità francesi, la guerra lo radica nella realtà italiana.

Riflessione sulla modernità e introspezione

Il percorso espositivo segue la sua evoluzione con rigore cronologico: dalle origini marchigiane agli anni parigini, dalla guerra alla stagione novecentista, fino agli esiti maturi, ogni sezione contribuisce a delineare un artista in continuo movimento. Le vedute urbane, osservate «dalla finestra» secondo una lezione che richiama Johann Wolfgang von Goethe, diventano luoghi di riflessione sulla modernità; i ritratti, spesso nati da relazioni personali, rivelano la sua capacità di introspezione; la produzione grafica testimonia una padronanza tecnica fuori dal comune. Non meno significativa è la dimensione privata, che affiora nei soggetti animali o nei grandi ciclidecorativi.

Un'opera mai esposta prima

Opere come I Maschi, restaurata per l’occasione e mai esposta prima, condensano anni di ricerca in una visione potente e ambigua: «Un gruppo di uomini intenti alla caccia viene sopraffatto dalle Amazzoni», si legge nella nota per una scena che allude al conflitto e al desiderio, alla violenza e al mito. L’Autoritratto su tela antica del Padovanino riflette il dialogo con la tradizione - l’artista interviene su un supporto seicentesco, affermando una ricerca che unisce modernità e memoria storica - mentre ad esempio l’Autoritratto con cappello e sigaretta nasce nel clima parigino e restituisce un’immagine disinvolta, legata alla cultura bohémien dei primi anni del Novecento. In questa pluralità di registri si riconosce la cifra più autentica di Bucci: la sua capacità di tenere insieme tradizione e modernità e l’impossibilità di essere ricondotto a una definizione per forza univoca.

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