Quando le fiabe entrano nel palazzo
Quando le fiabe entrano nel palazzo
di Aldo Grasso | 29 marzo 2026I tuoi preferiti
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C’era una volta una famiglia che viveva nel bosco. La madre raccoglieva in un cesto di vimini radici, bacche e, nei giorni fortunati, una mela, finché un messaggero non invitò i genitori al Castello, al cospetto di un Sire.
Questa fiaba è realtà: il presidente del Senato ha ricevuto a Palazzo Giustiniani i genitori della «famiglia nel bosco» di Palmoli, che vivono in condizioni precarie e senza mandare i figli a scuola. Le fiabe classiche hanno insegnamenti duri, legati alla sopravvivenza, e riflettono un’epoca difficile, dove fame, morte e ingiustizia erano comuni. Qui la volontaria emarginazione è addolcita ed estetizzata: diventa un’immagine quasi bucolica, teatrale, da contrapporre alla freddezza digitale del mondo.
I personaggi del bosco, ricevuti a Corte, non mettono in discussione il potere del Sire ma lo rafforzano, mostrandosi come la personificazione di una purezza perduta, trasformando la trascuratezza in un simbolo rassicurante. Il signore del Castello ha ricordato come, un tempo, molte famiglie italiane vivessero in povertà senza che i figli venissero allontanati.
Forse il «bene» trionferà dopo peripezie, orchi e streghe (tribunali e servizi sociali), ma la storia insegna che il progresso ha portato sicurezza, igiene e istruzione: conquiste reali che nessuna fiaba dovrebbe farci dimenticare.
29 marzo 2026
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