Alle radici di Banksy: a Bologna la mostra che racconta com'è nata ed esplosa l'arte del graffitista inglese
Oltre 300 opere della cultura urbana anni 80 e 90 sulla Scuola di Bristol saranno in esposizione a Palazzo Fava fino al 2 agosto: qualche giorno fa un'inchiesta ha svelato la sua identità, il 53enne Robin Gunningham
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Alle radici di Banksy: a Bologna la mostra che racconta com'è nata ed esplosa l'arte del graffitista inglese
di Piero Di DomenicoOltre 300 opere della cultura urbana anni 80 e 90 sulla Scuola di Bristol saranno in esposizione a Palazzo Fava fino al 2 agosto: qualche giorno fa un'inchiesta ha svelato la sua identità, il 53enne Robin Gunningham
«Flying Copper». una delle opere di Banksy
Proprio nei giorni in cui un’approfondita inchiesta dell’agenzia Reuters conferma quella che da anni era più di un’ipotesi su Banksy, identificato nel 53enne graffitista Robin Gunningham, anche a Bologna si scava sull’artista inglese. Non tanto sul mistero di cui si è da sempre circondato, quanto piuttosto sulle radici dello streetartist di Bristol, che per molti ha segnato l’apertura del XXI secolo. A Palazzo Fava la mostra «Banksy Archive 01 - The School of Bristol (1983-2005)», fino al 2 agosto con ingresso a 14 euro, rimanda alla cultura urbana degli anni 80 e 90. Attraverso più di 300 tra opere, materiali d’archivio, documenti inediti e ricerche accademiche, suddivise in 32 sezioni affidate a protagonisti che negli anni sono stati al fianco di Banksy. Tra di loro Felix «Flx» Braun, Tom «Inkie» Bingle, John Nation, Kye «Soker» Thomas, Richard Jones e Christopher Chalkley.
«Una mostra che guarda più a fondo Banksy»
Curata da Stefano Antonelli e Gianluca Marziani, tra i maggiori conoscitori dell’arte di Banksy, l’esposizione si avvale della curatela scientifica di Giovanni Argan. Per i curatori, «prima di essere un nome globale, un marchio culturale e un dispositivo capace di attraversare musei e mercati, Banksy è stato un autore radicato in un contesto preciso. A differenza delle numerose esposizioni che negli ultimi anni hanno presentato opere iconiche o celebrato l’immaginario visivo dell’artista, questa mostra compie un passo indietro per guardare più a fondo». Una conferma arriva dalla presidente della Fondazione Carisbo, Patrizia Pasini, che ringrazia per la partnership Beppe Costa di Opera Laboratori, e dall’amministratore unico di Genus Bononiae, Renzo Servadei: «È un progetto che invita a spostare lo sguardo dal mito individuale alla ricchezza di una scena culturale e di una storia condivisa».
La scuola di Bristol
Ma è esistita davvero una Scuola di Bristol? La città nel sudovest della Gran Bretagna, poco più di 400mila abitanti, ha un passato di centro navale e, aggiunge Antonelli, «deve fare i conti con un passato di tratta di schiavi africani. Ma il carattere sociale più evidente di Bristol è il dissenso». Una città dove da anni a fine luglio si tiene l’«Urban Paint Festival», il più grande d’Europa, con uno spazio urbano trasformato in territorio di sperimentazione, tra underground, protesta urbana e visioni radicali. Con l’arte pubblica divenuta un mezzo per interrogare il potere e denunciare le disuguaglianze sociali. Negli anni 80 e 90 Bristol è diventata terreno fertile per una scena di graffiti pionieristica, in cui gli artisti raggruppati nella DBZ Crew, nata dall’evoluzione di precedenti collettivi, hanno elaborato un nuovo linguaggio visivo. Una scena vivace da cui sono emerse anche figure come Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, e Nick Walker. All’interno di questo contesto si è sviluppato il lavoro di Banksy, con la mostra che per la prima volta presenta tutte le opere realizzate dall’artista insieme alla DBZ Crew.
Tra i documenti una lettera del 1998 firmata da Banksy
Tra i documenti esposti figura poi una lettera del 1998, firmata da Banksy stesso con il nome di «Robin Banks», con cui l’artista invitava il writer Soker a partecipare a «Walls on Fire!», evento organizzato a Bristol insieme a Inkie e dedicato al virtuosismo del wildstyle, che riunì alcuni tra i più importanti protagonisti della scena graffiti britannica. Felix Braun, «il Vasari di Bristol» per il suo lavoro di conservazione di documenti di 20 e 30 anni fa, sottolinea che «Bristol assomiglia molto a Bologna per tanti aspetti, come la lunga storia di dissenso che ha segnato per generazioni la sua vita culturale, tra punk rock, hip hop e rave party, contribuendo a plasmare l’immaginario dell’opera di Banksy. La mostra è la conferma che l’artista vivente più famoso al mondo non era già formato, ma è cresciuto in un contesto ricco di stimoli».
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