«Torino 4×4», il progetto che unisce arte e impegno sociale: quattro fotografi raccontano la città dell'inclusione e dell'accoglienza
Corriere della Sera - Cultura

«Torino 4×4», il progetto che unisce arte e impegno sociale: quattro fotografi raccontano la città dell'inclusione e dell'accoglienza

Sabato 28 marzo 2026
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Dal 2 aprile al 2 giugno la corte di Palazzo Carignano ospita «Torino 4×4. Fotografie di una nuova era»: un progetto promosso da Fondazione Boscolo e Camera – Centro Italiano per la Fotografia. Al centro, il rapporto tra arte e fragilità sociale

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«Torino 4×4», il progetto che unisce arte e impegno sociale: quattro fotografi raccontano la città dell'inclusione e dell'accoglienza

di Simona De Ciero

Dal 2 aprile al 2 giugno la corte di Palazzo Carignano ospita «Torino 4×4. Fotografie di una nuova era»: un progetto promosso da Fondazione Boscolo e Camera – Centro Italiano per la Fotografia. Al centro, il rapporto tra arte e fragilità sociale

La fotografia esce dai luoghi canonici e si misura direttamente con lo spazio pubblico. Dal 2 aprile al 2 giugno, la corte di Palazzo Carignano ospita «Torino 4×4. Fotografie di una nuova era». Un progetto promosso da Fondazione Boscolo e Camera – Centro Italiano per la Fotografia: una mostra a cielo aperto, gratuita e accessibile, che mette al centro il rapporto tra arte e fragilità sociale. 

La scelta del luogo e del formato non è secondaria. Portare le immagini nel cuore della città significa rivolgersi a un pubblico ampio, non specialistico, intercettando chi attraversa quotidianamente quello spazio. La fotografia diventa così occasione di sosta e di interrogazione, capace di interrompere lo sguardo distratto e restituire attenzione a ciò che spesso resta ai margini. Il progetto nasce da una committenza precisa: Fondazione Boscolo e Camera, che hanno ideato e sviluppato l’iniziativa coinvolgendo quattro fotografi di riconosciuta autorevolezza e altrettante realtà del territorio impegnate nel sociale. 

Fabio Bucciarelli, tra i principali fotoreporter internazionali sui temi dei conflitti e dei diritti umani, segue l’esperienza degli Insuperabili, dove lo sport diventa strumento di inclusione. Enrico Gili racconta le storie legate a Progetto Tenda, attivo nell’emergenza abitativa e nell’accoglienza. Deka Mohamed Osman, artista visiva con una formazione internazionale, interpreta il lavoro di Hackability, impegnata nello sviluppo di soluzioni per l’accessibilità. Marco Rubiola si confronta con il progetto Nove ¾, dedicato ai giovani in condizione di ritiro sociale. Ne emerge un racconto corale che restituisce visibilità a un lavoro quotidiano spesso silenzioso ma decisivo per la tenuta del tessuto urbano. Il terzo settore, infatti, resta frequentemente confinato a una dimensione percepita come distante: lo si incontra quando si è direttamente coinvolti o quando si sceglie di sostenerlo. Più raro è lo sguardo di chi, pur non essendo parte attiva, ne riconosce il valore. 

«Mai come in questo momento storico la cultura e la bellezza hanno una responsabilità deontologica nei confronti di ogni cittadina e cittadino» spiega Fulvio Boscolo. Un’affermazione che rende il senso dell’iniziativa: utilizzare l’arte come strumento di restituzione sul territorio, capace di generare attenzione e consapevolezza. E infatti, è proprio su questa distanza che interviene il progetto. La fotografia, per la sua immediatezza, attira l’attenzione, ma è nella possibilità di soffermarsi, leggere, comprendere che si apre uno spazio di coscienza. «C’è bisogno di attirare l’attenzione rispetto a progetti che hanno una grande dignità» aggiunge François Hébel, direttore artistico di Camera, indicando nella forza dell’immagine una leva per riportare il tema al centro dello sguardo collettivo. 

Alla base dell’iniziativa vi è dunque una committenza che coniuga dimensione culturale e responsabilità sociale. Fondazione Boscolo interpreta la filantropia come restituzione e produzione di valore collettivo, con particolare attenzione ai contesti di fragilità. Camera conferma il proprio ruolo di istituzione capace di rendere la fotografia accessibile e centrale nel dibattito pubblico, anche attraverso progetti inclusivi. L’esposizione, inserita nel programma di Exposed Torino Photo Festival, si colloca in una città che da sempre sviluppa pratiche di accoglienza e intervento sociale, costruendo reti tra istituzioni e territorio. In questo contesto, «Torino 4×4» utilizza il linguaggio fotografico per rendere visibile ciò che spesso non lo è. E guardare, in questo caso, non è un gesto neutro. È una presa di posizione.

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