L’unica cosa che conta
L’unica cosa che conta
di Massimo Gramellini | 26 marzo 2026I tuoi preferiti
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«L’unica cosa che conta sono io, nessun’altra vita ha importanza all’infuori della mia». Così sta scritto nel manifesto del tredicenne che ha tentato di sgozzare la professoressa di Francese. Non sappiamo se sia farina del suo sacco, dell’intelligenza artificiale o di quella più o meno naturale di qualche lucignolo conosciuto sui social. Sappiamo però che è la postura emotiva degli adolescenti di ogni epoca: quel sentirsi discriminati, incompresi e al tempo stesso superiori agli adulti e ai coetanei «stupidi, mediocri e copia-incollati da un progetto noioso», come recita il testo attribuito all’aggressore.
Naturalmente non tutti coloro che condividono questa visione autocentrata del mondo girano per strada con un coltello in tasca e la parola «vendetta» tatuata in rosso sulla t-shirt. Però gli umori dell’adolescenza sono quelli da sempre, e rimangono per lo più compressi e inespressi, crescendo all’ombra del silenzio come certe malattie di cui si ignorano o si trascurano i sintomi.
Ascoltare chi non vuole parlare con te è impresa improba. Riescono a realizzarla solo i costruttori di pace e i grandi educatori. Richiede pazienza, empatia e soprattutto tempo, la risorsa più rara. Va bene vietare i coltelli e fare la faccia severa, ma si tratta di palliativi. Ritagliarsi pezzi di vita per mettersi in ascolto degli altri, aiutandoli a dare un nome e un senso alle loro emozioni, anche alle peggiori: forse è questa l’unica cosa che conta.
APPROFONDISCI CON IL PODCAST26 marzo 2026, 23:05 - modifica il 26 marzo 2026 | 23:43
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