Alessandro Cadario dirige la Haydn alla riscoperta di Rossini: «È come una rockstar, un'invenzione continua»
Corriere della Sera - Cultura

Alessandro Cadario dirige la Haydn alla riscoperta di Rossini: «È come una rockstar, un'invenzione continua»

Giovedì 26 marzo 2026
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Il doppio appuntamento con L'italiana in Algeri chiude la stagione operistica della Fondazione Haydn. La regia è di Fabio Cherstich

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Alessandro Cadario dirige la Haydn alla riscoperta di Rossini: «È come una rockstar, un'invenzione continua»

di Lucia Munaro

Il doppio appuntamento con L'italiana in Algeri chiude la stagione operistica della Fondazione Haydn. La regia è di Fabio Cherstich

«Pura follia». L’ultimo appuntamento della stagione operistica regionale sarà con la musica travolgente di Rossini, che Stendhal definiva «folle e perfetta». Il nuovo allestimento del capolavoro rossiniano L’italiana in Algeri, coprodotto dalla Fondazione Haydn, dopo il debutto nel febbraio scorso a Reggio Emilia, approda ora al Teatro sociale di Trento. In programma due recite: domani alle 20 e domenica alle 16. La regia è di Fabio Cherstich, il maestro Alessandro Cadario dirigerà l’Orchestra Haydn. I cantanti sono Giorgio Caoduro (Mustafà), Gloria Tronel (Elvira), Barbara Skora (Zulma), Giuseppe De Luca (Haly), Luzil Gratil (Lindoro), Laura Verrecchia (Isabella), Vincenzo Taormina (Taddeo). Sul palco anche il Coro Claudio Merola di Reggo Emilia. L’italiana intraprendente, protagonista dell’opera, è la bella Isabella, che sfida il viaggio in mare per ritrovare l’amato Lindoro. Catturata dai pirati, si prende gioco del ricco bey Mustafà che vorrebbe sposarla, ripudiando la moglie Elvira, e si ritroverà alla fine beffato, mentre Isabella riparte per mare con il suo Lindoro liberato.

Maestro Cadario, cos’ha di speciale musicalmente quest’opera?
«La musica rende ancora più divertente e straordinaria una trama di per sé già divertente. Rossini ha questa cifra da rockstar, tutto quello che tocca, che scrive, lo trasforma in un successo incredibile per la sua capacità musicale di sottolineare le situazioni divertenti e di renderle irresistibili. Il primo Rossini deve molto al genio di Mozart. Con la sua altrettanto geniale capacità inventiva, anche strumentale lo rende un poco italiano».

La musica di Rossini incanta da più di 200 anni, qual è il segreto?
«È un’invenzione continua, alcune caratteristiche sono dei veri marchi di fabbrica a partire dal crescendo rossiniano, ma anche altri effetti bellissimi, come un certo virtuosismo nell’uso dei sillabati molto veloci. Il ritmo travolgente deriva non solo dalla velocità dei concertati, ma anche dall’uso degli archi in maniera molto percussiva. È un ritmo molto moderno per noi, il successo delle sue opere deriva da questa sua incredibile capacità innovativa».

Lei ha lavorato dall’inizio a fianco del regista Cherstich, com’è questo allestimento?
«È un allestimento moderno, che accompagna fedelmente la partitura, rispettandola nota per nota. Ci sono regie che vanno contro la musica e altre, come questa, che la valorizzano, indipendentemente dal fatto che si indossi una camicia moderna o un costume storico. Anzi portandola nella modernità può essere un momento divertente e dimostra quanto questa forma d’arte e le stesse tematiche sociali e umane trattate siano ancora contemporanee. L’ambientazione è in una casa in costruzione in riva al mare, in un posto un po’ esotico. Ironicamente il palazzo reale sfarzoso è diventato il cantiere di una villa non ancora finita, probabilmente abusiva. Il bey Mustafà è un cafone arricchito e Lindoro un muratore, il vascello è diventato un gommone, che stavolta riporterà in patria gli italiani liberati».

Lei si interessa anche di astrofisica e di fisica quantistica, come vanno d’accordo con la musica?
«È una mia passione, riguarda la curiosità nel capire come funziona la natura, e poi ho trovato moltissime attinenze con l’ambito musicale. Intanto nel fatto che a livello microscopico la materia è fatta di vibrazioni. Quindi la musica condivide la natura stessa della realtà. La materia solida, per come la immaginiamo non esiste, tutto è vibrazione. Il tempo, nella vita lo percepiamo in divenire, come nella musica, mentre in una dimensione più ampia accade tutto nello stesso momento. Per fare un esempio la musica è già tutta nella partitura, ma per capirla abbiamo bisogno di eseguirla e ascoltarla in successione nota per nota. Fisica e musica non sono così lontane».

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