La Belle Époque che lega Monaco a Bolzano: in mostra lo sviluppo degli hotel sudtirolesi con il genio dei fratelli Ludwig
Corriere della Sera - Cultura

La Belle Époque che lega Monaco a Bolzano: in mostra lo sviluppo degli hotel sudtirolesi con il genio dei fratelli Ludwig

Giovedì 26 marzo 2026
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Disegni e progetti che spaziano tra conservazione e innovazione. A Castel Trauttmansdorff dal 31 marzo «L’architettura in viaggio»: come lo stile bavarese ha influenzato lo sviluppo turistico tra fine ‘800 e primi del ‘900

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La Belle Époque che lega Monaco a Bolzano: in mostra lo sviluppo degli hotel sudtirolesi con il genio dei fratelli Ludwig

di Silvia M. C. Senette

Disegni e progetti che spaziano tra conservazione e innovazione. A Castel Trauttmansdorff dal 31 marzo «L’architettura in viaggio»: come lo stile bavarese ha influenzato lo sviluppo turistico tra fine ‘800 e primi del ‘900

Il Palasthotel Wielandhof, noto albergo costruito tra 1910 e 1912 su disegno dei fratelli Ludwig

Tra la fine dell’Ottocento e lo scoppio della Grande Guerra, l’Alto Adige smette di essere solo una periferia dell’Impero per trasformarsi nel set d’avanguardia del turismo internazionale. Non un processo spontaneo, ma un vero e proprio «trasloco» di visioni, stili e capitali. Martedì prossimo, 31 marzo, alle 18, il Touriseum di Merano alza il velo su questa metamorfosi con l’inaugurazione della mostra «L’Architettura in viaggio». Allestita nel foyer di Castel Trauttmansdorff fino all’8 novembre, l’esposizione racconta come i modelli architettonici di Monaco di Baviera siano scivolati verso sud, ridisegnando il profilo di Bolzano e Merano. Al centro della scena ci sono due fratelli, Alois e Gustav Ludwig, firme di una Belle Époque che non si limitava a costruire muri ma inventava mondi. «Quando l’architettura viaggia, nascono nuovi paesaggi del costruire», spiega la curatrice Bettina Schlorhaufer, dell’Università di Innsbruck, che ha coordinato un progetto di ricerca nato da una scoperta fortuita. Nel 2022, infatti, sono riemersi a Merano progetti e disegni inediti dei fratelli Ludwig: un tesoro documentale che oggi permette di ricostruire il dialogo estetico tra la capitale bavarese e le valli alpine. «Attraverso queste carte vediamo come l’Alto Adige sia diventato il palcoscenico di uno scambio culturale tra le metropoli della Monarchia danubiana e Monaco».

Fratelli visionari

I fratelli Ludwig non erano certo dei neofiti. Alois, in particolare, si era formato a Vienna nell’atelier del leggendario Otto Wagner firmando nientemeno che la facciata della celebre Casa delle Maioliche. Portando con sé quel rigore della Secessione, i due approdarono in terra altoatesina nel 1906 ricevendo l’incarico per Villa Salgart a Merano; fu l’inizio di un’epopea edilizia che avrebbe dato vita a icone come il Palasthotel Wielandhof di Colle Isarco e, soprattutto, il Parkhotel Laurin di Bolzano. Proprio il Laurin, costruito tra il 1909 e il 1911 per volere dell’imprenditore Franz Staffler senior, rappresenta il cuore pulsante della mostra. I Ludwig lo concepirono come un’opera d’arte totale. Non si limitarono ai volumi esterni, caratterizzati da quegli ingressi a baldacchino e terrazzi di marmo che ancora oggi ammiriamo, ma disegnarono ogni dettaglio: dalle ghirlande di frutta sulla facciata, in mostra sono esposti i bozzetti originali, fino agli arredi interni.

Un viaggio tra passato e futuro

In questo «viaggio» stilistico, i Ludwig mescolavano sapientemente il passato e il futuro. «Non si limitavano a copiare i modelli del Settecento allora in voga - osserva la curatrice - ma li rielaboravano modernizzando le forme e integrando le comodità tecnologiche dell’epoca. Ecco allora apparire lampadari elettrici monumentali immersi in atmosfere baroccheggianti, o le celebri sedie in stile Chippendale con lo schienale “a nastro” che ancora oggi arredano le sale del Laurin». L’esposizione al Touriseum va oltre la parata di cianotipie e cartoline storiche: è una riflessione sul confine sottile tra conservazione e innovazione. «La mostra è concepita come esposizione itinerante, in grado anch’essa dunque di “mettersi in viaggio” e di raggiungere successivamente altre destinazioni», anticipa Leo Andergassen, direttore del Touriseum. Gli edifici turistici della Belle Époque sono oggi visti come «territori di frontiera» in cui la solidità del marmo incontra l’intangibilità dell’immaginario turistico. Il materiale esposto, dai disegni per il salone ovale alle immagini originali di Toni Gregoritsch, invita il visitatore a riscoprire una Bolzano che voleva essere europea prima ancora che urbana.

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Il vernissage di martedì nella Sala Deuster, con gli interventi di Leo Andergassen e Bettina Schlorhaufer, aprirà ufficialmente le porte a questo itinerario visivo. Un viaggio che vuole ricordare come, prima dei selfie e dei pacchetti deluxe, il turismo in Alto Adige sia stato una sfida architettonica capace di trasformare una città di provincia in un grand hotel a cielo aperto. La mostra offre un’occasione rara per guardare con occhi nuovi gli scorci che i residenti incrociano ogni giorno: facciate «figlie» di una Monaco che, un secolo fa, scelse di traslocare tra i portici locali.

26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 18:24)

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