Bossi, Ciampi, Frizzi, Battisti: quando l’Italia dice addio
Bossi, Ciampi, Frizzi, Battisti: quando l’Italia dice addio
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Caro Aldo,
la morte di Umberto Bossi è la palese rappresentazione di come la scomparsa dei politici della Prima (esclusa la Primissima) e della Seconda Repubblica significhi ben poco per la gente comune, a parte il cordoglio alla persona. Si ha quasi la sensazione che «non ci mancheranno», per cui siamo arrivati al punto che si piangano fra di loro più che essere compianti da tutti. Ciò senza considerare che alcuni, come Bossi o Craxi prima siano stati perfino dimenticati dai partiti che hanno contribuito a fondare o esaltare. È lecito chiedersi cosa rappresenti la perdita di un leader politico se non il tempo di una notizia, specialmente se rapportata all’emozione che hanno suscitato le recenti morti, per esempio di Vialli, Baudo, Vanoni, Armani, Paoli.
Angelo M. D’Addesio
Caro Angelo,
la sua lettera mi ha fatto riflettere. È vero, non abbiamo il culto della memoria dei leader politici. Il caso più eclatante è quello di Carlo Azeglio Ciampi. Uno dei pochi statisti veri che abbiamo avuto, un italiano di cui possiamo essere orgogliosi. Cursus honorum come nessuno: governatore della Banca d’Italia, presidente del Consiglio in circostanze drammatiche — le bombe del 1993 —, ministro dell’Economia protagonista dell’ingresso nell’euro, presidente della Repubblica. Oggi chi lo ricorda? La sua città natale, Livorno, all’epoca amministrata dai 5 Stelle, rifiutò financo di dedicargli una rotonda, con la motivazione che era un pensionato d’oro. Siamo un Paese che in fondo si disprezza.
Detto questo, è normale che un personaggio divisivo come Umberto Bossi, che si era messo contro mezza Italia, sia salutato con voci difformi. Posso dirle, avendo seguito la Lega da cronista, che mai ho visto un leader così amato dai suoi, neppure Berlusconi. Ma certo la scomparsa di un personaggio della tv o dello sport ha un altro impatto sull’opinione pubblica. Ai nomi che lei ha fatto aggiungerei quello di Fabrizio Frizzi, che è stato molto pianto anche se la Rai non l’aveva mai considerato un volto di primissima fila, ad esempio non gli affidò mai Sanremo, ma era amato proprio per quell’aurea mediocritas che consentiva a chiunque di vedere in lui il vicino della porta accanto, quello generoso e simpatico. Ma i lutti che più hanno scosso il Paese in questi ultimi trent’anni sono stati quelli per i grandi musicisti, da Lucio Battisti a Gino Paoli, passando per Fabrizio De André e Ornella Vanoni.
26 marzo 2026 ( modifica il 26 marzo 2026 | 15:58)
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