Valditara: «Social devastanti tra sfide estreme e odio. Vietarli ai più piccoli non è più rinviabile»
Corriere della Sera - Cultura

Valditara: «Social devastanti tra sfide estreme e odio. Vietarli ai più piccoli non è più rinviabile»

Giovedì 26 marzo 2026
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Il ministro dell'Istruzione e del Merito: «I metal detector? Deve chiederli la scuola»

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Valditara: «Social devastanti tra sfide estreme e odio. Vietarli ai più piccoli non è più rinviabile»

di Gianna Fregonara

Il ministro dell'Istruzione e del Merito: «I metal detector? Deve chiederli la scuola»

«Episodi di violenza come quello di Bergamo scontano l’influenza negativa dei social, come dimostrano diversi studi internazionali. È infatti un fenomeno che non riguarda solo l’Italia. Serve però anche una svolta culturale. Noi siamo stati i primi a muoverci prevedendo l’educazione al rispetto e a introdurre il supporto psicologico gratuito per gli studenti in difficoltà. Ma la scuola non può fare tutto».

Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha appena parlato con l’ospedale dove è ricoverata la professoressa accoltellata: «Mi giungono notizie rassicuranti». È a Parigi per la riunione del Comitato direttivo di alto livello Unesco per l’educazione: «C’è un’esplosione di questo tipo di violenza in tutto il mondo. Due settimane fa c’è stato un caso in Francia, l’altro ieri due insegnanti sono stati uccisi in Messico da uno studente che aveva con sé nientemeno che un fucile. I social sono tra le cause scatenanti. Ne parlavo anche con Paolo Crepet: la loro influenza può essere devastante per la violenza che contengono e che propagano a ragazzi che non hanno ancora la maturità necessaria per gestire le insidie di questi mezzi. La garanzia dell’anonimato, la spirale di odio, le sfide estreme, il dark web li possono travolgere. C’è una diffusione di violenza on-line che non ha precedenti».

Lei ha scelto la linea durissima, vietando l’uso degli smartphone a scuola, però sul divieto di accesso ai social ai più piccoli non si è ancora fatto nulla.
«C’è una proposta di legge bipartisan in discussione in Parlamento, occorre accelerarne l’approvazione. Serve però una vera e propria svolta culturale nel Paese, in cui siano tutti protagonisti, famiglie e società civile. Nell’attesa cominciamo ad applicare le norme e i divieti vigenti, responsabilizziamo i genitori e proseguiamo con i progetti per l’educazione al rispetto e per aiutare, con il supporto dello psicologo, i giovani che vivono situazioni di difficoltà».

Come pensa di responsabilizzare i genitori?
«Le regole contenute nell’ultimo decreto legge sul tema prevedono anche la responsabilità civile dei genitori di minori che commettano reati, che vengono per questo colpiti nel patrimonio. Queste norme sono già in vigore ma il decreto deve essere convertito e io mi appello all’opposizione, che ha presentato milleduecento emendamenti, perché invece dia il suo contributo positivo senza fare ostruzionismo. È importante che il Parlamento dia rapidamente un segnale di unità sul tema della sicurezza».

La norma però non ha fermato lo studente che ha accoltellato la professoressa.
«La norma pone un divieto, indica un disvalore e introduce delle sanzioni. Sarebbe curioso essere contrari al divieto di portare coltelli, alla sanzione per chi li porta e li usa. Poi come ogni norma ha bisogno di tempo per essere conosciuta, compresa e introiettata. Inoltre il ragazzo, non avendo ancora quattordici anni, è comunque non imputabile. La scuola piuttosto non può fare tutto da sola. Se un ragazzo esce di casa con un coltello, peraltro con una grande lama, e nessuno in famiglia se ne accorge...».

Quanti sono i casi di violenza nelle scuole?
«Gli episodi nel primo semestre degli ultimi tre anni scolastici segnano un’inversione di tendenza: sono stati 42 nei primi sei mesi del 2023/24, 36 nello stesso periodo dello scorso anno e 15 in quest’ultimo. È merito delle misure che abbiamo varato».

La circolare che introduce nelle scuole i metal detector, a richiesta dei presidi, non è stata risolutiva in questo caso. Qui non c’era controllo.
«Non comprendo le polemiche contro i metal detector. La sinistra parla di repressione: cosa non si dovrebbe reprimere? Il portare coltelli in classe? La scuola può chiedere il ricorso al metal detector qualora ne ravvisi la necessità, ma non sempre tutto è prevedibile».

Serve la prevenzione.
«Abbiamo introdotto sia nell’educazione civica sia nei nuovi programmi l’educazione al rispetto, alle relazioni, alla empatia. Importanti sono anche le norme contro il bullismo e abbiamo stanziato 20 milioni di euro per una campagna di aiuto psicologico per i ragazzi: cinque sedute gratuite con un professionista».

Andrà a Bergamo?
«Certamente».

26 marzo 2026

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