Trump salverà i cubani o il regime?
Il presidente americano ritiene che il governo dell’Avana non sia in grado di gestire la situazione e dice che sarebbe onorato di prendere (in qualche modo) il controllo di una transizione. Sessantasette anni dopo la rivoluzione guidata da Fidel Castro nel 1959, ci sarà una nuova rivoluzione, questa volta democratica, che dia ai cubani — l’aspettano da tempo — un sistema non corrotto, non repressivo, con diritti di opinione e di voto?
Trump salverà i cubani o il regime?
Danilo Taino | 25 marzo 2026Il presidente americano ritiene che il governo dell’Avana non sia in grado di gestire la situazione e dice che sarebbe onorato di prendere (in qualche modo) il controllo di una transizione. Sessantasette anni dopo la rivoluzione guidata da Fidel Castro nel 1959, ci sarà una nuova rivoluzione, questa volta democratica, che dia ai cubani — l’aspettano da tempo — un sistema non corrotto, non repressivo, con diritti di opinione e di voto?
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Di tanto in tanto, gli occhi di Donald Trump si fermano anche su Cuba. L’isola è al collasso: la rete elettrica è crollata, le malattie sono sempre più diffuse, la povertà è ormai difficile da sostenere, la spazzatura si accumula nelle strade, il turismo è sparito, manca persino il sapone. Ci sono proteste contro il regime comunista, una sua sede è stata data alle fiamme. Il presidente americano ritiene che il governo dell’Avana non sia in grado di gestire la situazione e dice che sarebbe onorato di prendere (in qualche modo) il controllo di una transizione. Sessantasette anni dopo la rivoluzione guidata da Fidel Castro nel 1959, ci sarà una nuova rivoluzione, questa volta democratica, che dia ai cubani — l’aspettano da tempo — un sistema non corrotto, non repressivo, con diritti di opinione e di voto? Oppure Trump cercherà una soluzione tipo quella venezuelana (e forse iraniana), cioè un cambio di persone alla guida del Paese ma con il regime ancora in piedi e dittatoriale come prima? Quella che è stata definita una «dittatura sul proletariato» e non «del» proletariato rimarrà insomma in piedi oppure i dirigenti cubani e il loro sistema saranno spazzati via? Nella crisi in corso, la peggiore dal 1959, influisce certamente lo storico embargo americano e il blocco di Washington alle forniture di petrolio all’isola. Soprattutto, però, a creare il disastro sono state la totale, decennale incompetenza del governo, oggi guidato da Miguel Díaz Canel, l’enorme quantità di risorse finite all’élite del partito e sottratta alla popolazione, la sostanziale mancanza di diritti di proprietà con gli annessi furti, la repressione di ogni dissenso (in prigione ci sarebbero un migliaio di oppositori politici). Trump andrà per il regime change oppure si accontenterà di una vittoria di Pirro che cambierebbe poco e anzi rafforzerebbe il regime? Impossibile sapere come la pensi il presidente ma i vertici di Cuba puntano alla seconda ipotesi. Il vice primo ministro Oscar Pérez-Oliva Fraga ha annunciato che i cubani che vivono all’estero (cioè fuggiti dal regime) potranno investire nell’isola e detenere proprietà (forse quelle stesse a suo tempo a loro confiscate dal partito). Trump dovrebbe ricordare quanto successe dopo che, nel 2016, Barack Obama tese la mano all’Avana: il regime non si ammorbidì e anzi aumentò repressione e retorica anti-yankee.
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