Test medicina, il Tar del Lazio respinge i primi ricorsi: «Non erano quiz, ma veri e propri esami universitari»
Corriere della Sera - Cultura

Test medicina, il Tar del Lazio respinge i primi ricorsi: «Non erano quiz, ma veri e propri esami universitari»

Mercoledì 25 marzo 2026
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Secondo il tribunale amministrativo il nuovo sistema non presenterebbe irregolarità

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Test medicina, il Tar del Lazio respinge i primi ricorsi: «Non erano quiz, ma veri e propri esami universitari»

di Valentina Santarpia

Secondo il tribunale amministrativo il nuovo sistema non presenterebbe irregolarità

Respinte dal Tar del Lazio le domande cautelari sui ricorsi presentati nell'ambito del Semestre aperto di Medicina: è quanto emerge dalle prime ordinanze (4-5) su questa materia. Secondo il Tar, quindi, non presenterebbe irregolarità il nuovo sistema che ha superato i test d'ingresso introducendo un semestre aperto e subordinando l'accesso al secondo semestre al superamento di alcuni esami universitari. 

Non può infatti ritenersi «manifestamente irragionevole la strutturazione di una fase di accesso basata sul superamento, con la mera sufficienza, di taluni esami universitari», si legge nella decisione. Il Tribunale ha quindi riconosciuto il principio in base al quale le prove del semestre filtro non sono stati semplici test di ammissione, ma veri e propri esami universitari che incidono sulla carriera dello studente. Il Tar del Lazio non ha inoltre condiviso le contestazioni relative a «disagi sociali» e «compressione del diritto allo studio», rilevando che esistono strumenti di sostegno come le borse di studio, e ha definito «del tutto generica» la denuncia di violazione della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. 

I ricorsi contestavano in particolare tre punti relativi al semestre aperto. Il primo riguarda il decreto ministeriale n. 1115/2025 con il quale il ministero dell'Università e della Ricerca ha modificato i criteri di formazione delle graduatorie, consentendo l'accesso anche agli studenti che non avevano ottenuto la sufficienza in tutte e tre le materie del Semestre aperto, a condizione di recuperare i crediti mancanti attraverso prove di esame da svolgersi presso gli atenei assegnati. In proposito il Tar rileva che il Mur «non ha travolto le regole originarie», ma le ha integrate in modo compatibile con i criteri di «par condicio concorsuale e del legittimo affidamento», ampliando la platea degli ammessi senza oltrepassare i limiti fissati dal legislatore. Il secondo punto riguarda la decadenza dell'immatricolazione e in proposito il Tar ha escluso la supposta irragionevolezza della norma secondo cui lo studente che non si immatricola nella sede assegnata perde il posto. Il terzo punto riguarda infine le violazioni dell'anonimato durante le prove d'esame denunciate nei ricorsi e basate sul fatto che le etichette con i codici numerici sarebbero state applicate direttamente al banco e poi ritirate dal personale d'aula, con il rischio di collegare il compito al candidato. Il Tar precisa però che «non risulta in alcun modo che al termine delle prove i compiti siano consegnati nelle mani della commissione e non chiuse negli appositi contenitori». 

I  test erano stati contestati anche per l'uso delle chat e dei telefonini durante le prove: secondo le associazioni di studenti, ci sarebbero state fughe di notizie prima e durante la prova. Ma questi aspetti non risultano essere stati motivo di ricorso, secondo quanto riferisce il ministero dell'Università. 

25 marzo 2026 ( modifica il 25 marzo 2026 | 18:34)

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