25 anni fa il confronto Fallaci-Terzani
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25 anni fa il confronto Fallaci-Terzani
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Caro Aldo,
sono passati tanti anni da quando avevo letto la risposta di Terzani alla Fallaci che livida di rabbia aveva reagito con quel delirante articolo alla tragedia delle Torri Gemelle creando lo scompiglio nelle menti di tutti coloro che avevano assistito in diretta alla tragedia delle Torri Gemelle. Purtroppo nelle menti, specie in quelle più giovani, quell’articolo ha segnato un vulnus irreparabile perché quasi nessuno ha letto la risposta di Terzani. Lei parla sempre del grande contributo del mondo femminile al raggiungimento di un mondo migliore (e condivido la sua opinione) ma in questo caso si sono rovesciati i ruoli.
Paola Douglas Scotti
Cara Paola,
le dico la verità. Io la pensavo e la penso come Tiziano Terzani, non come Oriana Fallaci. Ma le «Lettere contro la guerra» di Terzani me le ricordo poco. «La rabbia e l’orgoglio» di Oriana Fallaci è un grido che è rimasto. Bene hanno fatto gli organizzatori della cerimonia per i 150 anni del Corriere a riproporre alla Scala brani di entrambi quegli articoli memorabili, poi divenuti libri.
La ritirata dall’Afghanistan e il disastro della guerra in Iraq confermano che aveva ragione Terzani. Eppure la Fallaci non aveva torto quando ci metteva in guardia sul rischio di uno snaturamento dell’Occidente e di quei valori — il più importante dei quali è il rispetto della libertà e della dignità della donna — che non sempre sono condivisi dai nuovi europei. Non a caso la questione irrisolta dell’immigrazione non governata ha prodotto una nuova destra, che la Fallaci per sua fortuna non ha visto, che ha costruito sull’immigrazione il proprio successo e ora minaccia di sfasciare — in Francia e in Germania, i due Paesi più importanti — quel poco di Europa che abbiamo costruito. Terzani scriveva molto bene, «Un indovino mi disse» è un bellissimo libro, e anche se l’allure da guru che aveva assunto mi faceva un po’ sorridere resta comunque una voce originale e potente. Ma, mi dispiace deluderla gentile signora Douglas Scotti, la Fallaci resta la più grande giornalista che abbiamo avuto in Italia. Poi certo si poteva dissentire da lei. Ero ancora alla Stampa quando Oriana si portò a Firenze per vigilare sul Social Forum, sette mesi dopo il disastroso G8 di Genova, con gli stessi protagonisti. Perseguitava il povero questore facendosi portare in giro di notte in perlustrazione, alla ricerca di no global pronti a imbrattare i monumenti. Scrissi un articolo ironico, che il direttore mise in prima pagina, e lei si offese molto. Non ho fatto in tempo a dirle che mia madre teneva sul comodino i suoi libri: «Lettera a un bambino mai nato» e «Un uomo» sono state letture fondamentali per più di una generazione.
25 marzo 2026
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