De Masi (museo Pietro Micca): «Potenzierò la governance. Poi sì a digitale e a maggiore inclusività, alcune gallerie non sono facilmente accessibili»
Il neodirettore: «Siamo un ponte con le radici del Risorgimento e quindi dell'Italia. Parlerò col Comune sulla necessità di dotare questo luogo di spazi adeguati alla sua mportanza»
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De Masi (museo Pietro Micca): «Potenzierò la governance. Poi sì a digitale e a maggiore inclusività, alcune gallerie non sono facilmente accessibili»
di Paolo MorelliIl neodirettore: «Siamo un ponte con le radici del Risorgimento e quindi dell'Italia. Parlerò col Comune sulla necessità di dotare questo luogo di spazi adeguati alla sua mportanza»
Il Museo Pietro Micca ha un nuovo direttore, il generale Roberto De Masi. Romano, classe 1964, ha già guidato la Scuola di Applicazione dell’Esercito e si è occupato del Museo di Artiglieria, vive a Torino da dieci anni e ne apprezza «la vivacità culturale». Prima di arrivare sotto la Mole, fra le sue numerose esperienze, è stato anche addetto militare presso l’Ambasciata italiana in Giordania. Come di consueto, il direttore viene proposto dall’Esercito Italiano e poi confermato dal Comune di Torino, proprietario della struttura in cui ha sede il museo. De Masi, che succede a Ambrogio Zaffaroni, resterà in carica almeno per due anni.
Generale De Masi, ha già dei progetti?
«Io nasco con i progetti. Voglio valorizzare questo museo e svilupparne l’evoluzione digitale, aumentando anche l’inclusività, perché alcuni spazi, come le gallerie, non sono di facile accessibilità. E poi vorrei potenziare la governance. L’obiettivo è fare diventare il Museo Pietro Micca un punto di riferimento per la città».
Come?
«Questo è un luogo privilegiato di conoscenza e consapevolezza. L’identità storica della città ha una tappa importante nella figura di Pietro Micca e nell’assedio del 1706, dove c’è un ponte con le radici del Risorgimento e quindi dell’Italia. Valorizzare il museo vuol dire dare conoscenza di queste radici, capire da dove veniamo e cosa siamo. Serve quindi un museo partecipativo con spazi maggiori. Devo ancora parlarne con il Comune, ma servono spazi adeguati all’importanza di questo luogo».
Cosa significa potenziare la governance?
«Intanto devo ringraziare Ambrogio Zaffaroni e prima di lui il compianto Franco Cravarezza. In questo momento ci sono io come direttore, un comitato scientifico, l’associazione Amici del museo e altre associazioni, ma non c’è un’organizzazione intorno in grado di pianificare, quindi mancano delle figure, come il presidente. Il mio obiettivo è crescere».
Servono degli investimenti, come farà?
«Una delle mie principali attività è il lavoro con gli stakeholder che possono aiutare il museo dal punto di vista culturale. Ho già fatto operazioni di questo genere, ad esempio alla Scuola di Applicazione quando ho coinvolto le associazioni della città nell’utilizzo del cortile, facendo due stagioni estive con il Teatro Regio e lavorando con il Fai. Poi, sul piano educativo, voglio lavorare con le scuole per far conoscere la storia della città, perché la storia di Torino è anche la storia d’Italia. Voglio restituire alla città quello che dà a noi cittadini, dando chiavi di lettura per conoscerci meglio, questo si fa anche con la ricerca. L’obiettivo è arrivare poi alla sostenibilità economica».
Nell’immediato ha già delle idee?
«Sì. Il prossimo anno cadrà il 350° anniversario dalla nascita di Pietro Micca, un momento importante che può dare spinta alle attività del museo e alla sua riprogrammazione. Il museo di per sé va già bene, ma ogni direttore deve portare del proprio».
Lei è stato al Museo di Artiglieria, com’è la situazione lì?
«Il progetto è partito ma serve tempo. Il Demanio civile sta organizzando i nuovi spazi presso la Caserma Dabormida in piazza d’Armi, dove sarà il deposito. Lo spazio espositivo principale rimane al Mastio della Cittadella, che però è piccolo per alcuni dei pezzi che fanno parte della collezione. Ci sono molte collaborazioni, a Torino sono riuscito a conoscere tutto il mondo culturale della città e della provincia. C’è una vitalità che non mi aspettavo, qui appaiono tutti riservati ma danno grandi soddisfazioni. La sinergia fra enti istituzionali e culturali è un punto di forza che mi porto dietro».
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25 marzo 2026 ( modifica il 25 marzo 2026 | 16:46)
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