«Anche i duri soffrono», la battaglia per vietare i crostacei vivi sul ghiaccio
Astici, granchi e aragoste torneranno ad essere protagonisti dei pranzi pasquali. La coalizione di associazioni che li tutela chiede che siano banditi metodi di conservazione in vita che comportano per loro enormi sofferenze
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
«Anche i duri soffrono», la battaglia per vietare i crostacei vivi sul ghiaccio
di Alessandro SalaAstici, granchi e aragoste torneranno ad essere protagonisti dei pranzi pasquali. La coalizione di associazioni che li tutela chiede che siano banditi metodi di conservazione in vita che comportano per loro enormi sofferenze
Una corazza che la natura ha immaginato per proteggersi dai «normali» predatori (e neppure da tutti) non è sufficiente a prevenire dolore e sofferenza. Se un granchio o un'aragosta si ritrovano ad avere a che fare con quel predatore avvantaggiato che è l'uomo, per loro le cose si mettono davvero molto male. Perché «anche i duri soffrono», come avverte la nuova campagna della coalizione «Dalla parte dei crostacei» - un'alleanza costituita nel luglio dello scorso anno che vede lavorare insieme Ali, Animal Equality, Ciwf, Enpa, Essere Animali, Lav, Leal e Oipa - in vista della Pasqua. Periodo in cui, come a Natale, i banchi delle pescherie e dei supermercati si riempiono di crostacei decapodi (che hanno cioé dieci zampe e, oltre ai due citati, tra quelli che vanno per la maggiore sulle tavole della festa ci sono anche gli astici). Qualche volta già morti e già preparati «in bellavista», sotto gelatina, guarniti di salse e maionesi di vario genere. Ma spesso ancora vivi.
La coalizione, la prima di questo genere e con queste finalità a livello europeo, chiede alle istituzioni di riconoscere anche questi animali come «senzienti», in grado cioè di provare dolore e di soffrire. E di prevedere il divieto della loro vendita da vivi e la loro esposizione al pubblico su letti di ghiaccio o in acqua ghiacciata.
Tutto questo avviene regolarmente, nell'idea lapalissiana che arrivando vivi al momento della cottura siano inevitabilmente più freschi rispetto ad animali già morti. E quella anche peggiore secondo cui un animale che viene gettato vivo in una pentola di acqua bollente, mettendo in circolo l'adrenalina del terrore possa essere anche più gustoso. In realtà è solo una pratica più crudele. Pesce e crostacei già morti ma ben conservati arrivano freschi sulle tavole. E del resto nessuno si sognerebbe mai di comperare un pollo vivo e di metterlo ancora vivo in pentola per averlo freschissimo al momento del consumo.
SULLO STESSO ARGOMENTOLa maggioranza degli italiani vuole più tutele per i crostacei. Il 61% è contrario alla loro bollitura da vividi Giovanna Maria Fagnani
La sofferenza dei crostacei, anche Fluffy in campo: «Se toccano un cane viene giù Internet, per un astice tutti zitti»di Alessandro Sala
«Mai più aragoste, astici e granchi tenuti sul ghiaccio o bolliti vivi. Anche loro sono esseri senzienti»di Alessandro Sala
Durante le operazioni di trasporto e vendita in tutta la filiera, alla pesca al banco finale passando per magazzini generali e grossisti, i crostacei vivi vengono spostati, maneggiati, pesati, sollevati dal ghiaccio per essere mostrati da vicino all'acquirente e poi rimessi al loro posto. Tutte pratiche causano enormi sofferenze. Che ci sono e sono provate ma, diversamente da quanto accadrebbe con i mammiferi, semplicemente non si sentono. Granchi, astici e aragoste non urlano, non si disperano. E con le chele legate non possono neppure tentare di muoversi. Una situazione di fortissimo stress che non si sposa con quella definizione di «esseri senzienti» che l'Unione Europea ha inserito nel Trattato di Lisbona, di fatto la versione più recente di quella che potremmo definire la Costituzione Ue.
Un sondaggio commissionato dalla stessa coalizione aveva evidenziato come circa il 60% degli italiani è a vario titolo e livello interessato alle tematiche sul benessere degli animali, compresi quelli destinati a diventare cibo.
Di qui la nuova iniziativa. I manifesti saranno diffusi da attivisti, volontari, semplici cittadini. Nei luoghi di lavoro, nei circoli, ma anche in bar e ristoranti. E la speranza è che anche qualcuno di questi si unisca alla campagna. Non si tratta di rinunciare all'astice nel menù, se proprio si ritiene di dover avere del pescato a tavola; semplicemente non ha senso farlo arrivare nel piatto con un bagaglio di inutile dolore aggiuntivo.
Per ricevere tutti gli aggiornamenti sul mondo degli animali
Iscrivetevi alla newsletter Animali
25 marzo 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Wwf, nato un piccolo di cervo italico in Calabria
Animalia
Gli editoriali, i commenti
e gli interventi delle
firme del Corriere della
Sera sul rapporto tra
uomo e animale.
Le Guide di
Animali
Vuoi approfondire
un argomento?