Mozioni fantasma a Torino: dagli «umarell» nei cantieri ai richiami a Putin, centinaia di idee (a volte assurde) ferme nei cassetti del Comune
Corriere della Sera - Cultura

Mozioni fantasma a Torino: dagli «umarell» nei cantieri ai richiami a Putin, centinaia di idee (a volte assurde) ferme nei cassetti del Comune

Mercoledì 25 marzo 2026
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Ci sono quelle ingiustamente dimenticate e quelle ormai «scadute», appelli astratti e veementi appelli internazionali. Il limbo burocratico delle proposte dei consiglieri tra «Patti digitali» e «Urbanismo tattico»

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Mozioni fantasma a Torino: dagli «umarell» nei cantieri ai richiami a Putin, centinaia di idee (a volte assurde) ferme nei cassetti del Comune

di Gabriele Ferraris

Ci sono quelle ingiustamente dimenticate e quelle ormai «scadute», appelli astratti e veementi appelli internazionali. Il limbo burocratico delle proposte dei consiglieri tra «Patti digitali» e «Urbanismo tattico»

A luglio dell’anno passato il consigliere comunale Simone Fissolo ha presentato una mozione che auspica il «coinvolgimento degli Umarell (ovvero, «i cittadini anziani che osservano e commentano i cantieri con interesse e partecipazione») in forma organizzata e riconosciuta per monitorare l’andamento dei cantieri della città». Purtroppo, l’immaginifica proposta di sguinzagliare tra scavi e bitumature squadroni di vigilantes della terza età finora non ha avuto seguito: essa giace negletta nei bassifondi del teorico «ordine dei lavori» del Consiglio comunale, tra decine di altre mozioni, delibere e ordini del giorno sugli argomenti più variegati e talora stravaganti. Buona parte di tale torrenziale produzione non viene lestamente discussa in Consiglio. Per questioni regolamentari, priorità diverse, mancanza di tempo (e in alcuni casi, spero, onesto senso del ridicolo) quel ricco giacimento di alzate d’ingegno e nobili intemerate si sedimenta negli «ordini dei lavori» di ogni singola seduta, in vana attesa d’approvazione.

Grandi idee fuori tempo massimo

Ci sono atti che risalgono ad altre ere geologiche e creano uno straniante effetto distopico: con la mozione «Buona movida: riapriamo il Cacao?» del dicembre 2022 il consigliere Pierlucio Firrao si spende per la vecchia discoteca al Valentino — e nell’attesa il «Cacao» è ricomparso a Moncalieri fin dal 2024. E chissà quale giovamento potrà ormai portare la mozione del luglio 2025 con cui Domenico Garcea auspica la «valorizzazione di Barriera di Milano attraverso l’inserimento di iniziative culturali, sociali e sportive nell’ambito della programmazione cittadina 2025/2026». Intanto Dorotea Castiglione ancora si domanda: «Quale futuro per il Teatro Nuovo?» in una mozione dormiente da marzo del 2022, mentre il futuro del Teatro nuovo, bene o male, è già deciso. Magari suona più attuale la richiesta avanzata nel 2022 da Andrea Russi, Garcea e Castiglione di «un secondo fan village aperto al pubblico per le prossime edizioni delle Atp Finals», dato che ci resta ancora almeno un’edizione...
Imperdibile, poi, la mozione del 2022 con la quale sempre Domenico Garcea sollecita il «rilancio delle attività del Regio» onde arrivare a «un numero iniziale di duecento spettacoli all’anno», benché all’epoca il Regio di spettacoli già ne facesse ben più di duecento all’anno. Eccitante l’epica battaglia dell’immaginifico consigliere Silvio Viale contro il crocifisso in Sala Rossa, testimoniata da ben sei atti in meno di un anno fra il 2024 e il 2025.

Quei buoni propositi dimenticati

Deprimente invece constatare che l’ordine del giorno dello scorso febbraio «Torino città della pace rifiuta ogni forma di violenza», presentato dal centrodestra, è ancora inevaso. Vanificando così gli altrettanto inevasi odg «Ferma condanna in seguito ai ripetuti atti di violenza ed espressione di piena solidarietà alle forze dell’ordine e ai carabinieri» (centrodestra, gennaio 2025, e by the way guardate che pure i carabinieri sono forze dell’ordine...) e «solidarietà ai feriti delle forze dell’ordine e degli operatori dell’informazione con l’augurio di pronta guarigione per i feriti della manifestazione» (Viale, febbraio 2026). Augurio che arriverebbe comunque fuori tempo massimo: mai, però, quanto le «congratulazioni a Roberto Repole per la porpora cardinalizia» sollecitate da Viale e Giuseppe Iannò fin da novembre 2024.

Social network, bullismo e ciclabili

L’ordine dei lavori del Consiglio comunale è un prezioso inventario della creatività dei nostri rappresentanti, che non trascurano nessuno dei grandi temi della contemporaneità. Essi si impegnano contro le nuove dipendenze, chi con appelli perentori («proteggiamo i nostri ragazzi dall’uso dannoso dei social network»: così Ferrante De Benedictis ed Enzo Liardo, nel novembre 2025), chi con articolate contromisure («promuovere i patti digitali per un miglior utilizzo dei dispositivi digitali da parte dei minori», Emanuele Busconi, maggio 2025). Propongono «sanzioni per i genitori di minorenni che compiono atti di bullismo» (Giuseppe Catizone, gennaio 2024), anticipando certi orientamenti governativi. E vagheggiano una città ideale dove basterebbe una mozione per garantire «maggiore sicurezza per Torino Nord, un impegno ad azioni rapide e concrete» (Fabrizio Ricca, Elena Maccanti,Catizone e Garcea, gennaio 2022) o per dare una convincente risposta al pensoso interrogativo: «Crisi industriale torinese, quali soluzioni?» (Iannò, settembre 2025). Mentre i ciclisti pedalerebbero felici e spensierati grazie alle «stazioni di manutenzione per le biciclette», invocate da Castiglione fin dall’ottobre 2023, e i pedoni si godrebbero le «pedonalizzazioni belle e fruibili per tutte e tutti grazie a interventi partecipati di urbanismo tattico» (Ludovica Cioria, gennaio 2025), una volta capito cosa caspita significa «urbanismo tattico».

Politica internazionale

Però i nostri prodi della Sala Rossa danno il meglio di sé nella materia che più compete a un Consiglio comunale: la politica internazionale. Nell’ordine dei lavori giacciono da anni gli assertivi odg firmati dai consiglieri di maggioranza che intimano, non si sa bene a chi, di «garantire il diritto all’interruzione di gravidanza in Usa con una legge federale» (immagino che Trump, spaventatissimo, se ne occuperà non appena risolve certe sue faccenduole), e pretendono che «la Turchia rispetti i diritti umani, la libertà politica e lo stato di diritto» (mo’ Erdogan se lo segna). Ma ce n’è pure per Putin, che deve dormire preoccupato perché «Torino condanna le violazioni dei diritti umani da parte della Federazione Russa nei confronti dei detenuti ». L’Onu non funziona, la diplomazia fallisce, la violenza infuria, ma niente paura: a raddrizzare il mondo ci pensa il Consiglio comunale di Torino.

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25 marzo 2026 ( modifica il 25 marzo 2026 | 09:54)

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