Sassi senza fine
Sassi senza fine
di Massimo Gramellini | 25 marzo 2026I tuoi preferiti
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Quanti di noi hanno imparato il «giro di do» strimpellando alla chitarra Sapore di Sale. E quanti, almeno una volta nella vita, hanno vissuto un attimo senza fine e provato la sensazione che la stanza in cui erano abbracciati a qualcun altro non avesse più pareti ma alberi, alberi infiniti.
Poi naturalmente ciascuno ha la sua canzone di Gino Paoli preferita. «La tua qual è?» mi chiese l’autore di tutte. «Sassi». «È tra quelle che non dispiacciono neanche a me», commentò sornione.
Ascoltandola, è come se Tenco e Montale avessero idealmente temperato la matita con cui l’ha scritta. «Sassi che il mare ha consumato - sono le mie parole d’amore per te». Il linguaggio è semplice, quasi scabro, ma l’immagine è chiara e potente: le parole d’amore sono sassi che la vita arrotonda o appuntisce… ecco, la sto già razionalizzando troppo. «Io non ti ho saputo amare - non ti ho saputo dare - quel che volevi da me». Pensieri onesti, sinceri e anche abbastanza inusuali (di solito è all’altra, o all’altro, che si rinfaccia di non averci saputo amare-dare-capire), espressi senza contorcimenti verbali. «Ogni parola che ci diciamo - è stata detta mille volte - ogni attimo che noi viviamo - è stato vissuto mille volte». Sembra un’autoaccusa di scarsa originalità e invece è un inno all’eternità dell’amore, cioè al suo essere fuori dal tempo, sempre uguale a sé stesso, eppure sempre unico, diverso, necessario.
Grazie, Gino: ogni parola che ci hai detto, la ridiremo ancora mille volte.
25 marzo 2026
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