In Francia avanza la destra ma occhio a Édouard Philippe
In Francia avanza la destra ma occhio a Édouard Philippe
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Caro Aldo,
il «Rassemblement national», nel secondo turno delle amministrative, ha continuato ad avanzare in Francia. E, soprattutto, ha ottenuto una vittoria, di grande valore politico, a Nizza, con Éric Ciotti, lontane origini trevigiane, ex gollista, alleato del Rn. Un successo, che dimostra non solo che l’estrema destra può vincere, ma anche l’avviso, in vista della sfida per l’Eliseo, che una parte della destra gollista può imporsi insieme a Bardella e Le Pen, i leader del Rn. La frase di Christian Estrosi, nipote di emigrati dall’Italia, sconfitto dopo diciotto anni da sindaco, pesa più del suo caso personale: «Il fronte repubblicano è morto domenica sera a Nizza».
Pietro Mancini
Caro Pietro,
È vero che il «fronte repubblicano», l’accordo che finora ha sempre sbarrato la strada al Front National (che ora si chiama Rassemblement), aveva ancora funzionato alle legislative di due anni fa, ma ora sembra irrimediabilmente crollato. Il colpo di grazia gliel’ha dato Sarkozy, che uscendo di galera ha annunciato di essere pronto a sostenere Marine Le Pen. Marine è stata messa fuori gioco — per il momento — dalla magistratura, ma ormai Jordan Bardella è considerato dall’establishment più affidabile, o meglio più condizionabile, certo meno zavorrato dal passato. Nei sondaggi per le presidenziali Bardella è dato al 35%, Zemmour al 5, Retailleau — repubblicano pronto a convergere sui lepenisti — al 7. In teoria, è quasi fatta.
Tuttavia l’esito delle municipali di domenica scorsa, dove la sinistra ha tenuto le tre grandi città — Parigi, Marsiglia, Lione —, conferma che i lepenisti faticano al ballottaggio. Bardella vincerebbe di sicuro soltanto contro Mélenchon, che però difficilmente sarà al secondo turno delle presidenziali. Dove però potrebbe arrivare Édouard Philippe, ex primo ministro di Macron, che a sorpresa ha riconquistato la sua città, Le Havre. Se non si sposta troppo a destra, Philippe potrebbe raccogliere i voti dei riformisti e di tutti i francesi di buon senso che hanno capito che l’Europa è una fortuna per la Francia — economicamente in declino ma unica potenza nucleare, unica a sedere permanentemente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu —, e che la Francia senza l’Europa non conterebbe molto più di nulla.
Ps In tutto questo la Francia ha detto addio a Lionel Jospin, l’ex primo ministro socialista che tentò l’ultima vera grande riforma, le 35 ore settimanali. Fallì, ma l’obiettivo era giusto, e ora ci si è arrivati; non con la politica, ma con la pandemia e il progresso tecnologico.
24 marzo 2026
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