Bologna, la contestazione a Teatri di Vita per lo spettacolo dell'artista iraniano Ashkan Khatibi: «Andava annullato, razzista e violento contro i palestinesi»
Corriere della Sera - Cultura

Bologna, la contestazione a Teatri di Vita per lo spettacolo dell'artista iraniano Ashkan Khatibi: «Andava annullato, razzista e violento contro i palestinesi»

Martedì 24 marzo 2026
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Mail bombing nei confronti del teatro dopo la scelta di portare in scena il dissidente iraniano, che ha subito carcere e torture ma ora è sotto accusa per un suo video privato girato sui social

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Bologna, la contestazione a Teatri di Vita per lo spettacolo dell'artista iraniano Ashkan Khatibi: «Andava annullato, razzista e violento contro i palestinesi»

di Piero Di Domenico

Mail bombing nei confronti del teatro dopo la scelta di portare in scena il dissidente iraniano, che ha subito carcere e torture ma ora è sotto accusa per un suo video privato girato sui social

La guerra in Iran arriva anche a teatro. Il casus belli è stato nel weekend scorso a Teatri di Vita lo spettacolo «Lui» dell’iraniano Ashkan Khatibi. Con vari esponenti della comunità iraniana in Italia che ne avevano chiesto con veemenza l’annullamento. Dopo un insulto espresso nei confronti dei palestinesi, in un suo video privato, dal 46enne artista di Teheran, una delle voci in opposizione alla Repubblica Islamica che, dopo essere stato torturato, ha dovuto lasciare il suo Paese trovando rifugio in Italia.

Lo spettacolo confermato

Teatri di Vita, che 20 anni fa all’Iran aveva dedicato il festival Cuore di Persia, ha deciso di confermare anche l’ultimo spettacolo di domenica pomeriggio, pur prendendo le distanze dalle parole di Khatibi: «Non ci permettiamo di intervenire con i giudizi da persone occidentali che osservano da lontano una tragedia che va avanti da decenni in Iran. Anche per questo è per noi importante e irrinunciabile consentire a un artista, a prescindere dalle contraddizioni e dalle intemperanze nella sua sfera privata, di portare pubblicamente a teatro la sofferenza del suo popolo e soprattutto lo stimolo al pensiero e alla riflessione rivolto al pubblico italiano e occidentale». Il direttore artistico di Teatri di Vita Stefano Casi aggiunge: «La comunità iraniana è profondamente divisa, Khatibi ha le sue idee ma lo spettacolo non tocca la guerra di oggi. È un’opera di teatro civile che denuncia regimi repressivi che usano la tortura. Uno spettacolo che ha commosso i tanti che lo hanno visto, tra cui moltissimi iraniani. Quando abbiamo sentito il video, che non era stato pubblicato da lui sui suoi canali, gli abbiamo detto che per noi era inaccettabile». Così Khatibi ha accettato di fare un post su X in cui si scusava, dicendo di avere amici palestinesi e che c’era stato un fraintendimento: «Per noi era però altrettanto inaccettabile cancellare uno spettacolo importante che Khatibi, condannato a morte in Iran e in Italia sotto sorveglianza della Digos per le minacce ricevute, sta peraltro portando in giro in tutt’Europa».

Le proteste

Tra le centinaia di post critici, molti accusano Khatibi di opportunismo: «Siamo iraniani che vivono sulla propria pelle e conosciamo questo personaggio da una vita, non da due settimane come voi. Monitoriamo da tempo i suoi attacchi contro la diaspora iraniana e gli attivisti democratici che non condividono la sua linea politica pro-guerra, pro-Israele e pro-Trump». L’artista iraniano residente a Torino Masih Karimi osserva che «la sofferenza del popolo iraniano non può essere rappresentata da figure che allo stesso tempo riproducono logiche di violenza, guerra e disumanizzazione verso altri popoli, come quello palestinese, si schierano al fianco del sionismo e arrivano persino ad auspicare ulteriori bombardamenti». Paria Partovi, attrice e assistente alla regia iraniana che lavora in Austria, polemizza pure con la linea tenuta da Teatri di Vita: «La “libertà dell’artista” non può essere utilizzata come uno scudo per giustificare il razzismo viscerale o l’incitamento alla violenza di massa. Definire “intemperanze del privato” l’augurio di morte per dieci milioni di persone o l’insulto razzista verso un intero popolo oppresso (quello palestinese) svilisce la funzione etica e civile che il teatro dovrebbe avere nella società europea».

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