Il valore civile del patrimonio artistico
Questo è un «momento» dotato di profonde valenze civili, capace di ricordarci chi siamo stati e chi siamo, restituendoci il volto di una società che abita la storia per inventare il futuro
Il valore civile del patrimonio artistico
Vincenzo Trione | 23 marzo 2026Questo è un «momento» dotato di profonde valenze civili, capace di ricordarci chi siamo stati e chi siamo, restituendoci il volto di una società che abita la storia per inventare il futuro
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La macchina della comunicazione. È come una cinepresa che tende a indugiare soprattutto sulle situazioni negative: polemiche, tensioni. Si tratta di necessarie forme di esercizio critico che, tuttavia, spesso, appaiono segnate da pregiudizi ideologici. Si pensi a quel che sta accadendo al Ministero della Cultura, in queste settimane al centro di una vicenda controversa, intricata e difficile (l’apertura del padiglione russo alla prossima Biennale), che ha delicati risvolti culturali e politici.
Prevarranno le ragioni istituzionali o quelle artistiche? Una querelle dagli esiti incerti. Che ha messo in ombra alcuni recenti atti compiuti dal Collegio Romano. Innanzitutto, l’acquisizione dell’Ecce Homo di Antonello da Messina e del Ritratto di Monsignor Maffeo di Caravaggio. Inoltre, la scelta di comprare il Teatro Sannazzaro di Napoli, dopo il drammatico rogo.
Azioni rilevanti, che potrebbero essere lette in due prospettive convergenti. Per un verso, il Mic vuole affermare con forza la presenza dello Stato come attore centrale e attivo. Con un obiettivo chiaro: riqualificare e rilanciare il «pubblico», per poter poi costruire un rapporto più equilibrato con il «privato».
Per un altro verso, il Mic ha deciso di investire significative risorse per arricchire il nostro patrimonio storico-artistico, pensato non solo come giacimento di inestimabile valore, da conservare, ma come tesoro da ampliare continuamente e da interrogare da angolazioni sempre diverse. Come «momento» dotato di profonde valenze civili, capace di ricordarci chi siamo stati e chi siamo, restituendoci il volto di una società che abita la storia per inventare il futuro. Come tessuto connettivo, che ci avvolge e ci identifica. Come eredità destinata a essere estesa, studiata e trasmessa disegnando i contorni di una comunanza di orizzonti. Infine, ha ricordato Salvatore Settis, come depositario di una memoria che «appartiene ai cittadini ed è costitutiva del patto sociale e dei fondamenti istituzionali dello Stato».
23 marzo 2026
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