Per l'apertura del Museo a Castel San Pietro a Verona si prevedono 150mila visitatori l’anno
Il presidente di Cariverona Giordano: «Quando favorisci l’educazione al bello, le conseguenze positive sono più ampie di quanto possiamo stabilire»
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Per l'apertura del Museo a Castel San Pietro a Verona si prevedono 150mila visitatori l’anno
di Camilla BertoniIl presidente di Cariverona Giordano: «Quando favorisci l’educazione al bello, le conseguenze positive sono più ampie di quanto possiamo stabilire»
Con la cultura si mangia. Ne è convinto Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona in carica fino al 2028. «Quando si valutano gli introiti generati da investimenti culturali – spiega -, bisogna calcolare anche l’indotto, e non solo quello meramente economico. Quando favorisci l’educazione al bello, le conseguenze positive possono essere molto più ampie di quanto possiamo stabilire calcolatrice alla mano, spesso imprevedibili».
Presidente Giordano, si sbloccherà lo stallo in cui si trovano palazzi storici, di proprietà Cariverona, da anni in attesa di scelte, decisioni, finanziamenti?
«Sarà così per Castel San Pietro di cui prevediamo l’apertura nel 2028, un progetto per il quale ci stiamo interfacciando con la Soprintendenza. Stiamo pensando a un percorso che racconti Verona la cui visione dall’alto si può godere da questo punto di osservazione privilegiato che fu anche il sito di prima fondazione della città».
La progettualità si era incagliata sul tema della sostenibilità di nuovi musei: chi si accollerà i costi della realizzazione e della gestione della nuova proposta museale?
«Il sito museale a Castel san Pietro sarà frutto di un progetto che abbiamo affidato al Museo Egizio di Torino, che si occupa anche di consulenze di questo tipo: i costi per la conclusione del restauro, circa 20 milioni di euro, e i costi di gestione, quantificati in circa 1,3 milioni di euro annui, saranno a carico nostro. Ma se si parte dal fatto che trecentomila persone all’anno salgono in funicolare a Castel San Pietro, non è fuori luogo aspettarsi che almeno uno su due entri a visitare il futuro museo, una percentuale che sarebbe già sufficiente a coprire i costi di gestione».
Per Palazzo Forti lei ha più volte dichiarato che deve ritornare ai cittadini, nel rispetto delle volontà di Achille Forti…
«… e nel rispetto di quanto chiedono i cittadini stessi. Per Palazzo Forti il progetto lo sta elaborando, su nostro incarico, la società bolognese Bam!, ma fino al 2030 la sede è nelle disponibilità del Comune che, prima che si possa metter in atto il progetto, dovrà investire tra i due e i due milioni e mezzo di euro per gli adeguamenti e il ripristino degli impianti che si rendono necessari per risolvere i danni causati dalla chiusura forzata. L’arte contemporanea qui deve tornare a essere protagonista, con opere da collezioni private in esposizioni permanente e mostre temporanee».
Dovrebbe tornare qui anche la Galleria d’Arte Moderna, come in origine?
«Secondo me si, ma è una decisione che spetta al Comune. In ogni caso Palazzo Forti deve ritornare a essere il fulcro di una proposta culturale attrattiva anche per un turismo di qualità. Stiamo ragionando con il Comune per creare per Palazzo Forti una governance che garantisca la destinazione d’uso anche in futuro, dopo la scadenza di questa amministrazione, partecipata dal Comune, da Cariverona e altre istituzioni».
Sono situazioni che si sbloccano anche perché sono migliorate le condizioni economico finanziare di Cariverona?
«Durante la presidenza Mazzucco, si è lavorato al ripristino del patrimonio che ora supera i 3 miliardi, dopo aver toccato il livello minimo di 1,2 miliardi dopo il picco di 6,7 miliardi, complici diversi fattori. Dai sessanta milioni elargiti alla comunità nell’ultimo triennio, per il prossimo potremo arrivare a cento milioni nella situazione attuale».
E Palazzo del Capitanio?
«Va restituito alla città, ma non abbiamo la possibilità di fare tutto subito: abbiamo privilegiato Castel San Pietro, per terminare i restauri di Palazzo del Capitanio ci vorranno altri 20 milioni di euro, e soprattutto bisogna elaborare un progetto, che al momento non c’è. Si potrebbe pensare al proseguimento di un percorso di lettura storica della città, sviluppato attorno alla figura di Dante ospite degli Scaligeri, un protagonista della storia locale poco valorizzato. O si potrebbe pensare di realizzare qui il Museo del Vino: vedo più adatta questa sede rispetto alla Stazione frigorifera specializzata agli ex Magazzini generali per la quale era stata ventilata questa ipotesi per uscire dall’impasse dopo la chiusura di Eataly».
Altra location da risolvere: a che punto è la situazione con Eataly che ha chiuso i battenti alla «rotonda del ghiaccio», ma che ha un contratto in essere fino al 2031 con un canone mensile che sfiora i 100mila euro?
«Quell’immobile, a differenza degli altri di cui abbiamo parlato che sono di Fondazione Cariverona, fa parte di un fondo immobiliare, DeA Capital Real Estate SGR di cui siamo quotisti. Eataly ha ancora in uso lo stabile. Un immobile per cui, a differenza degli altri, dobbiamo pensare necessariamente a una gestione economicamente redditizia. Al momento si sta trattando con Eataly per capire se esistono possibilità di recedere dal contratto, e a che condizioni».
Sarebbe ancora pensabile di ripristinare il progetto di un auditorium?
«Perché no? Ma quel progetto prevedeva uno scavo, dove ora è stato costruito il grande focolare per il ristorante di Farinetti: bisognerebbe ripensare, riprogettare e riquantificare tutto, costi e sostenibilità compresi…».
Nel quadrilatero ex Unicredit si sta pensando a progetti per alberghi di lusso: c’è davvero questa necessità in città? Non sarebbe meglio offrire appartamenti per riportare le persone ad abitare il centro?
«È innegabile che il centro si stia spopolando, un effetto a cui contribuisce il fenomeno delle case destinate agli affitti turistici, un’anomalia andata fuori controllo che ha drogato il mercato. Sono convinto che manchi un’offerta alberghiera per un turismo altospendente che porti ricchezza in città: molti viaggiatori non si fermano da noi, ma prediligono di passare la notte a Milano o a Venezia, vorrei che potessimo intercettarli con un’offerta adeguata».
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23 marzo 2026 ( modifica il 23 marzo 2026 | 16:55)
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