La cucina dei nonni in gara al Caffè dell'Orologio di Torino: «Portate le ricette di famiglia»
L'idea della cuoca Lisa Desana: una domenica al mese aperta a nonne e nonni che vogliono far conoscere e condividere, o anche solo raccontare, il piatto del cuore. Alle radici del gusto piemontese
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La cucina dei nonni in gara al Caffè dell'Orologio di Torino: «Portate le ricette di famiglia»
di Rosalba GragliaL'idea della cuoca Lisa Desana: una domenica al mese aperta a nonne e nonni che vogliono far conoscere e condividere, o anche solo raccontare, il piatto del cuore. Alle radici del gusto piemontese
Il Caffè dell’Orologio in San Salvario è uno di quei posti che ti fanno sentire a casa. Atmosfera da piola, anzi da «bottiglieria con cucina», le sedie di legno spaiate, la vecchia radio, il bancone per chi vuole bere un bicchiere insieme a qualcosa di buono. Niente fretta, niente messaggi on line (qui si prenota telefonando, evviva). E una cucina che rispetta e ricerca la tradizione piemontese. Adesso con una proposta in più: «Come la faceva mia nonna». Ovvero, una domenica al mese dedicata alle ricette di famiglia piemontesi, aperta a nonne e nonni che vogliono far conoscere e condividere il proprio piatto del cuore. Le ricette selezionate verranno cucinate e raccontate nel locale, con l’idea di raccoglierle poi in un piccolo ricettario della memoria. Perché niente vada perduto di quei piatti che sono parte delle nostre piccole storie semplici e quando hai la fortuna di ritrovarli ti fanno esclamare «è proprio come lo faceva mia mamma, mia nonna» e il ricordo commuove.
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Cucina piemontese, i classici da reinventare
Il progetto di Lisa Desana, cuoca (non ama essere definita chef) e della sua brigata è dedicato alla memoria gastronomica piemontese e alla valorizzazione di quelle ricette di famiglia tramandate di generazione in generazione. Magari piccole varianti di piatti collaudati — l’insalata russa con le olive, per esempio — o piatti locali, come le grive, polpettine di carne di maiale delle Langhe, il bunet ma bianco, senza cacao e con nocciole e amaretti, del Monferrato. Lisa e il suoi sono alla ricerca anche di altre ricette, magari di piccole zone del Piemonte, prima che spariscano per sempre. «La memoria più preziosa non sta nei libri di cucina, ma nelle mani e nei racconti di chi quella cucina l’ha vissuta davvero. Così il Caffè dell’Orologio aprirà le sue porte a nonne, e anche a nonni, per fare qualcosa di semplice e necessario insieme: cucinare e raccontare. Vogliamo che chi porta con sé la memoria di una ricetta la condivida con noi e con i nostri ospiti. Preparazioni della tradizione piemontese che rischiano di andare perdute: gesti, segreti tramandati a voce che non si trovano sui libri e appartengono a una cucina domestica fatta di memoria, territorio e identità, testimoniata attraverso consuetudini più che da dosi precise». Perché un progetto così? «Per recuperare e salvaguardare queste ricette, inserirle nel nostro menu. E raccoglierle in un libretto della memoria delle cucine di casa che vogliamo costruire nel tempo, domenica dopo domenica. Per fare del Caffè dell’Orologio uno spazio di incontro tra generazioni e dimostrare che la tradizione non è un esercizio nostalgico ma una presenza viva, che merita di essere condivisa».
Nonni al ristorante, come partecipare
In pratica questo che state leggendo è un invito preciso, una «call to action» come dicono i fighi: chiunque voglia portare la propria ricetta può scrivere a info@caffedellorologio.net, raccontare la storia del piatto, magari allegare una fotografia del quaderno originale o del momento della preparazione. Ogni storia è benvenuta (l’idea è proseguire per tutto l’anno). Ognuno come gli va: c’è chi avrà voglia di raccontare e chi preferirà delegare il racconto al piatto, chi vorrà venire a dare consigli in cucina qualche giorno prima e chi aspetterà di provare come è riuscita la ricetta «di famiglia» fatta da una vera cuoca. «Soprattutto — aggiunge Lisa — vorrei scoprire piatti che ancora non conosco, proporli nel menu e custodirli». In attesa arrivino i contributi di nonne e nonni (qualcuno si è già fatto avanti), il pranzo della domenica al Caffè dell’Orologio rimane il rito di «mettere le gambe sotto il tavolo» fatto di vitello tonnato, agnolotti gobbi, tartrà di cipolle, capunet, grive, zucca e cavolo nero... Perché anche in cucina senza radici non c’è futuro.
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