L'uomo è ciò che beve, perché l'antico gesto del brindisi non viene mai fatto con bicchieri riempiti di acqua
Corriere della Sera - Cultura

L'uomo è ciò che beve, perché l'antico gesto del brindisi non viene mai fatto con bicchieri riempiti di acqua

Domenica 22 marzo 2026
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Bere non è solo un gesto fisiologico ma un fatto culturale dalle antiche civiltà della Mesopotamia ai giorni nostri. Le riflessioni su un libro ancora attuale del professor Gianni Moriani

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L'uomo è ciò che beve, perché l'antico gesto del brindisi non viene mai fatto con bicchieri riempiti di acqua

di Antonino Padovese

Bere non è solo un gesto fisiologico ma un fatto culturale dalle antiche civiltà della Mesopotamia ai giorni nostri. Le riflessioni su un libro ancora attuale del professor Gianni Moriani

«Bal du moulin de la Galette» di Pierre-Auguste Renoir (1876). Museo d'Orsay, Parigi

Se per il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach «l’uomo è ciò che mangia», per lo storico delle culture Gianni Moriani invece «L’uomo è ciò che beve». Per il professore universitario con alle spalle una cattedra a Venezia, Milano e Roma una società si può leggere da ciò che beve e da come le persone si ritrovano attorno a un tavolo. Bere non è solo un gesto fisiologico ma diventa così un fatto culturale. Perché l’uomo ha sempre cercato bevande che non fossero solo acqua? Il consumo moderato e conviviale di alcol ha storicamente favorito coesione, fiducia, scambio. Le prime civiltà nascono lungo i fiumi ma compiono un salto quando imparano a fermentare e a distillare. La birra accompagna le società mesopotamiche, il vino (molto diverso da quello attuale) diventa l’anima della Grecia antica e di Roma; il caffè alimenta i locali europei dell’Illuminismo; il tè ridisegna equilibri coloniali lontani dall’Europa. Infine, nel Novecento, la cola si trasforma in uno dei simboli del XX secolo.

Il saggio

A questi temi Gianni Moriani ha dedicato il saggio L’uomo è ciò che beve (Cierre edizioni), che propone una lettura ampia e anche multidisciplinare del fenomeno che tocca agronomia, religione, filosofia e sociologia urbana. Uno dei capitoli più attuali riguarda i luoghi del bere. L’osteria, nei secoli, è stata sempre uno spazio di scambio e laboratorio di opinione pubblica. E oggi quel ruolo si è trasformato ma non è affatto scomparso, perché il bar di quartiere resta uno dei pochi luoghi tra casa e lavoro dove la socialità è ancora fisica e non mediata.

Il libro di Moriani non ignora l’ambivalenza dell’alcol: tutte le società che nel corso della storia hanno potuto produrlo alla fine lo hanno fatto trovando un vantaggio sociale. Ma l’eccesso è sempre stato riconosciuto come pericolo. Oggi il consumo rapido e slegato dal contesto conviviale o la diffusione di bevande energetiche segnalano un cambiamento. Così la distinzione proposta da Moriani tra un bere che crea comunità e un bere che la erode è attualissima. E l’antico gesto del brindisi, che dalla notte dei tempi non viene mai fatto con l’acqua, segna anche un patto sociale di condivisione fra le persone.

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22 marzo 2026

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