Quella verità che va cercata sempre
Dal caso Regeni alla strage di Ustica fino a David Rossi e Garlasco, piccoli pezzi di verità e giustizia
Quella verità che va cercata sempre
di Ferruccio de Bortoli | 29 settembre 2026Dal caso Regeni alla strage di Ustica fino a David Rossi e Garlasco, piccoli pezzi di verità e giustizia
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Come in un’incredibile congiunzione astrale, nella giornata di ieri, 28 settembre - lo nota Massimo Gramellini nella sua rubrica sul Corriere - si sono allineati, in tante vicende nazionali, lontane e diverse, piccoli pezzi di verità. E anche un po’ di giustizia. Prima di tutto la sentenza del processo per il sequestro (l’assassinio ancora no, purtroppo) di Giulio Regeni che se fosse dipeso da chi proponeva l’oblio come un’amara esigenza di rapporti fra le nazioni non avremmo mai avuto. Un Paese democratico, uno stato di diritto, si distingue o si dovrebbe distinguere per questo. Nessun cittadino è vittima o prigioniero della ragion di Stato. E il suo corpo, la sua dignità sono inviolabili. Sempre e ovunque. E, dunque, non possiamo che ringraziare i genitori di Giulio, condividere le parole della loro avvocata e dei tanti che non si sono mai arresi. E che andranno avanti, ne siamo certi. La ricerca della verità non finisce qui.
Se in questa e in altre tragiche vicende nazionali, le tante persone che hanno manifestato il loro sdegno si fossero arrese o solo stancate, se fossero stati tolti quegli striscioni ai municipi che dopo un po’ danno fastidio, probabilmente non saremmo qui. E la stessa cosa potremmo dire se avvocati, magistrati, giornalisti avessero smesso - pur potendolo senza violare alcuna norma - di fare il loro mestiere. Ieri la Francia ha promesso che collaborerà, dopo 46 anni di silenzi, alle indagini per la strage di Ustica. Un filo, inaspettato, di speranza che un po’ di verità, alla fine emerga. Quante persone ancora vive che sanno non parlano? Un pensiero riconoscente va, di conseguenza, ad Andrea Purgatori che combatté non solo «il muro di gomma», ma anche quella tendenza nazionale all’oblio di necessità (quale?).
Nella stessa giornata, abbiamo avuto la clamorosa chiusura delle nuove indagini su Garlasco e ci chiediamo come sia possibile che prove così importanti per il destino di un condannato con sentenza in giudicato siano state celate per tanti anni. E, ancora ieri, è emersa un’ipotesi di omicidio, e non di suicidio, per la morte del povero David Rossi, forse buttato giù dal suo ufficio al Monte Paschi di Siena. L’idea che la ricerca della verità continui, nonostante tutto, premia gli sforzi di tanti, anche sconosciuti e sprona gli altri a cercare di sottrarsi alla trappola in qualche caso comoda, dell’oblio di necessità.
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