James Franco: «Porto Hollywood a teatro qui a Roma e sogno un film con Matteo Garrone»
Corriere della Sera - Cultura

James Franco: «Porto Hollywood a teatro qui a Roma e sogno un film con Matteo Garrone»

Martedì 29 settembre 2026
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L'attore americano protagonista all'Ambra Jovinelli fino al 4 ottobre dello spettacolo «Desert Film» (con sottotitoli in italiano) che dirige e firma con Peter Gold

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James Franco: «Porto Hollywood a teatro qui a Roma e sogno un film con Matteo Garrone»

di Stefania Ulivi

L'attore americano protagonista all'Ambra Jovinelli fino al 4 ottobre dello spettacolo «Desert Film» (con sottotitoli in italiano) che dirige e firma con Peter Gold

All’anagrafe era registrato come Michael James Gubitosi, per tutti Robert Blake. O anche Tony Baretta, ovvero il detective grazie a cui l’attore italoamericano divenne famoso. L’ultima apparizione fu davanti alla cinepresa di David Lynch per Strade perdute, irriconoscibile nei panni dell’uomo misterioso, prima di ritrovarsi, fuor di finzione, protagonista di un tragico fatto di cronaca nera. Fu accusato dell’omicidio della sua seconda moglie, Bonny Lee Bakley, uccisa a Los Angeles nel 2001 nella loro macchina. Si dichiarò sempre innocente. Dopo quattro anni di processo fu prosciolto. La sua parabola è una delle ispirazioni per lo spettacolo scritto da James Franco, che lo dirige con Peter Gold, Desert Film, all’Ambra Jovinelli dal 29  settembre al 4 ottobre. «Uno dei miei principali interessi è Hollywood — spiega l’attore e regista di Palo Alto, sempre più a suo agio nella scena artistica italiana —. Leggo ogni libro possibile sui film del passato, su quelli contemporanei, e sulle star, i registi, i montatori, i direttori della fotografia e gli sceneggiatori nel corso della storia di questo mezzo, anche gli scenografi. Amo profondamente l’arte e il mestiere del cinema e le persone che vi si dedicano. Mi appassionano storie che riguardano Hollywood come una sorta di dipendenza, storie in cui le persone amano Hollywood così tanto che qualcuno finisce addirittura per morire a causa della sua vicinanza al “calore” di Hollywood».

Cosa l’ha spinto a scegliere Robert Blake come figura centrale dello spettacolo?

«Sono ossessionato da Blake da molto tempo. Innanzitutto per il suo lavoro di attore, e poi per la sua storia personale e per come ha iniziato a recitare da bambino. E infine, per la tragedia culminata in una morte reale e nella fine della sua carriera. Sono tutti temi che trovo estremamente potenti».

«Desert Film», che lei interpreta con Blaine Kern III, è una riflessione sul mestiere dell’attore e sui meccanismi in cui ci si può trovare invischiati.

«Per me, l’idea guida era mostrare qualcuno che è dipendente da Hollywood. Non si tratta tanto di una critica a Hollywood, quanto piuttosto del ritratto di una persona che ha trasformato il successo e la fama in una droga».

Cosa significa per lei essere un attore? E cosa le ha dato e tolto Hollywood?

«Amo il cinema; è ciò a cui ho dedicato la mia vita. Ma farne il proprio Dio è una cosa molto pericolosa».

Siamo abituati a vederla sul grande schermo. Cosa trova nel teatro? Considera i due ambiti complementari dal punto di vista artistico?

«Amo il teatro. Cerco di andarci il più spesso possibile, ovunque mi trovi. È una mia passione: mi piace osservare come gli autori gestiscono lo spazio scenico, vivo e circoscritto. Recitare a teatro è entusiasmante grazie all’aura della performance dal vivo. È come camminare su una corda tesa davanti al pubblico: questo conferisce all’esperienza maggiore adrenalina e vitalità, rendendo il progetto più reale proprio perché gli attori si trovano a diretto contatto con gli spettatori».

L’Italia sta diventando per lei una sorta di seconda casa artistica. Cosa l’attrae?

«Amo la comunità creativa italiana. Qui c’è grande rispetto e sostegno per le arti. Bisogna sempre trovare una soluzione per la questione linguistica, ma finora le cose sono andate bene: o parlo in italiano, come nel film Hey Joe (di Claudio Giovannesi, ndr), oppure si ricorre ai sottotitoli in italiano, come nel nostro spettacolo teatrale».

C’è un regista italiano con cui le piacerebbe lavorare, dopo Giovannesi?

«Adoro Matteo Garrone. Il suo lavoro mi è di grande ispirazione, lo trovo una persona gentilissima. Gli voglio molto bene».

Con Roma che rapporto ha?

«La amo. Faccio sempre in modo di visitare il Cinema Troisi e frequentare i miei ristoranti preferiti: La Matriciana e Dal Bolognese». Stefania Ulivi


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