Immigrazione, la cultura che serve
l fatto è che noi siamo stati bravissimi a creare una cultura della emigrazione ma ancora non abbiamo saputo creare una cultura della immigrazione. Che andrebbe affrontata non a base di prese di posizione ideologiche o di fanatismi pseudo religiosi ma con ragionevole umanità.
Immigrazione, la cultura che serve
Dacia Maraini | 28 settembre 2026l fatto è che noi siamo stati bravissimi a creare una cultura della emigrazione ma ancora non abbiamo saputo creare una cultura della immigrazione. Che andrebbe affrontata non a base di prese di posizione ideologiche o di fanatismi pseudo religiosi ma con ragionevole umanità.
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
Mi sembra una pessima idea quella di introdurre il tetto del 30 per cento per gli studenti stranieri nelle classi scolastiche.
Non è con l’esclusione e le forzature che si risolvono i problemi che andrebbe presi al contrario con una intelligente, capillare e una umana politica di integrazione.
Ma la domanda di fondo è chiara: come fare convivere il bisogno di manodopera con la paura di un’invasione di usi e costumi che potrebbero intaccare la nostra identità?
È vero che abbiamo bisogno di manodopera e siccome gli italiani molti lavori non li vogliono fare, e inoltre la popolazione è molto invecchiata, dobbiamo per forza rivolgerci agli stranieri che gli industriali, le aziende, i mercati cercano di utilizzare pagandoli il meno possibile.
Dall’altra parte ci sono persone che messe di fronte alla sempre più frequente presenza di stranieri con costumi , idee e abitudini che spesso contrastano con le nostre, diventano insofferenti e vorrebbero chiudere a tutti coloro che entrano nel Paese.
Per costoro la soluzione sta nello sprangare le frontiere, cacciare in mare gli indesiderati, proibire ogni ingresso. Salvo poi sfruttare alcuni giovani sani e robusti per i lavori più pesanti, ma senza permesso di soggiorno, senza diritti,
praticamente trattandoli come schiavi.
E qui si complicano le posizioni della politica che cerca, contorcendosi, di accontentare sia coloro che li vogliono cacciare via, sia coloro che li vorrebbero aiutare visto che vengono da terre in guerra o rese invivibili per siccità e povertà.
Il fatto è che noi siamo stati bravissimi a creare una cultura della emigrazione ma ancora non abbiamo saputo creare una cultura della immigrazione. Che andrebbe affrontata non a base di prese di posizione ideologiche o di fanatismi pseudo religiosi ma con ragionevole umanità.
Non è facile, lo so, ma tutti i problemi nuovi sono difficili da affrontare. Se invece di colpevolizzare sempre l’avversario perdendo energie e intelligenza ci mettessimo insieme a riflettere su come affrontare questo dilemma forse potremmo trovare una soluzione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
28 settembre 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Editoriali e commenti di oggi di Marco BrunaSul caso Epstein c'è ancora molto da capire
Lunedì 28 settembre 2026 di Dacia MarainiImmigrazione, la cultura che serve
Lunedì 28 settembre 2026 di Mario MontiIl Papa americano e l’Europa
Domenica 27 settembre 2026 di Paolo Di StefanoTutto è iconico: un aggettivo passepartout
Domenica 27 settembre 2026 di Anna CorradoServono regole per l’AI «nascosta»
Domenica 27 settembre 2026 di Giusi FasanoLa violenza in Rete e l’urgenza di agire
Domenica 27 settembre 2026 LEGGI TUTTILe Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione
Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.
Iscriviti