Quei patti che frenano i già modesti salari
Corriere della Sera - Cultura

Quei patti che frenano i già modesti salari

Venerdì 7 agosto 2026
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Gli accordi di «non concorrenza» che molti lavoratori sono chiamati a sottoscrivere al momento dell’assunzione si traducono spesso in «anomalie e vessazioni a danno dei dipendenti»

Quei patti che frenano i già modesti salari

di Ferruccio de Bortoli | 7 agosto 2026

Gli accordi di «non concorrenza» che molti lavoratori sono chiamati a sottoscrivere al momento dell’assunzione si traducono spesso in «anomalie e vessazioni a danno dei dipendenti»

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L’ultimo rapporto dell’Ocse sui salari ha giustamente fatto discutere per la constatazione di quanto sia insopportabile la situazione italiana rispetto a quella di altri Paesi. Una perdita di potere d’acquisto per operai e impiegati, con poche eccezioni, che rappresenta una vergognosa anomalia italiana. 

L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), presieduto da Lilia Cavallari, ha poi approfondito, in uno studio, l’avvilente dinamica storica nazionale di salari e stipendi. Roberto Benaglia, ex segretario dei metalmeccanici Cisl, attualmente presidente della Fondazione Carniti, ha affrontato in un intervento su Il diario del lavoro, un’altra questione non secondaria. Si tratta dei patti di non concorrenza che molti lavoratori sottoscrivono al momento dell’assunzione, comunque previsti dal codice civile. 

Secondo Benaglia si traducono spesso in «anomalie e vessazioni a danno dei dipendenti». Pur riconoscendo la ratio della norma che vuole evitare casi di concorrenza sleale e proteggere dati aziendali nel fisiologico passaggio di figure tecniche e professionali da un’azienda all’altra, il presidente della Fondazione Carniti ne denuncia il «cattivo utilizzo». 

Secondo l’Ocse - che ha dedicato una sezione ai patti di non concorrenza in quindici Paesi - in Italia il 20 per cento dei lavoratori ha dovuto accettare questo vincolo. Non è il Paese, va detto subito, che ne fa di più. «In ogni caso è un dato enorme perché i patti dovrebbero riguardare solo ruoli di elevato livello professionale mentre ormai si stanno diffondendo anche per mansioni più basse come normali manutentori, attrezzisti, addetti alle vendite. E, in molti casi, non esiste un’adeguata indennità economica di compensazione a favore del lavoratore». 

Tutto ciò si traduce in un limite alle dinamiche di mercato del lavoro e in un fattore di contenimento delle retribuzioni. In sostanza, nell’analisi di Benaglia, questi patti sarebbero spesso un modo surrettizio con il quale il datore di lavoro cerca di trattenere un dipendente, al di là della necessità di tutelare segreti aziendali. Una retention a basso costo. Con penalità che arrivano a trattenere quattro mesi di retribuzione se un dipendente cambia lavoro prima di un periodo tra i tre e quattro anni. Troppo.  

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7 agosto 2026, 12:07 - modifica il 7 agosto 2026 | 12:19

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