Se mille miliardi (in dieci anni) vi sembran pochi
Corriere della Sera - Cultura

Se mille miliardi (in dieci anni) vi sembran pochi

Giovedì 6 agosto 2026
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Se mille miliardi (in dieci anni) vi sembran pochi

di Ferruccio de Bortoli | 6 agosto 2026

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Rimasti desolatamente tra i pochi a sostenere che il debito è meno libertà, vorremmo sommessamente - come direbbe Giorgia Meloni - sconsigliare l’uso e l’abuso dei termini scostamento e flessibilità quando si decidono nuove spese senza copertura. Le si chiami correttamente per quello che sono: nuovo debito. Un debito aggiuntivo che ha un costo e va rimborsato o rinnovato. E anche se è «buono», come da infausta passata definizione, non vuol dire che il suo servizio sia più a buon mercato. 

Il governo ha fatto approvare al Parlamento la richiesta all’Unione europea dell’attivazione della clausola di salvaguardia che consentirà, una volta approvata a Bruxelles, di spendere di più per l’energia e per la Difesa. Al massimo 14 miliardi di ulteriore margine a bilancio per affrontare l’emergenza dei costi energetici e 22 miliardi per rispettare, ancora in minima parte, gli impegni Nato. 

La congiuntura sfavorevole dei prezzi di petrolio e gas ha aiutato politicamente il governo nel far digerire, anche a una parte della propria maggioranza, le spese militari. Se si fosse trattato di uno «scostamento» riservato solo alla Difesa il clima politico sarebbe stato differente. Significativa, specie in casa Lega, la solitudine del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, cui è spettata la parte peggiore in commedia. 

Bisogna avere il coraggio di scelte impopolari, ha detto il ministro, aggiungendo che se queste fossero state fatte in passato, soprattutto sulla produzione di energia, non ci troveremmo in queste condizioni. Non ha aggiunto, Giorgetti, che bisognerebbe avere anche la capacità di non fare scelte «troppo popolari», come il superbonus e i costosi pensionamenti anticipati. E di anticipare. 

Nella comunicazione pubblica, alcune conseguenze sgradevoli per i prossimi bilanci pubblici, soprattutto in periodi elettorali. Come ricorda Dino Pesole su Il Sole 24 Ore di oggi, l’eventuale rientro dalla procedura di deficit eccessivo, che rappresenterebbe un successo del governo, comporterà l’impegno a ridurre dell’uno per cento l’anno il rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo (Pil). Non poco per un Paese come il nostro che negli ultimi dieci anni ha aumentato il proprio debito di mille miliardi. Uno «scostamento» di quasi un terzo del totale. Fossimo poi cresciuti di più facendo tutto quel debito sarebbe un altro discorso. In realtà non è andata così. E ci assolviamo guardando gli altri che, partendo da un debito più basso, hanno un tasso di crescita superiore al nostro.   

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