Nicole Brancale: «Che emozione dirigere mia sorella Serena a Sanremo. Noi inseparabili. Litigi? Per quel jeans tagliato...»
Corriere della Sera - Cultura

Nicole Brancale: «Che emozione dirigere mia sorella Serena a Sanremo. Noi inseparabili. Litigi? Per quel jeans tagliato...»

Giovedì 6 agosto 2026
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La pianista si esibisce ad Anacapri. «Andiamo molto d'accordo. Mia madre ci ha fatto amare la musica. Nostro padre giocava nella Salernitana e nella Puteolana»

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Nicole Brancale: «Che emozione dirigere mia sorella Serena a Sanremo. Noi inseparabili. Litigi? Per quel jeans tagliato...»

di Mirella Armiero

La pianista si esibisce ad Anacapri. «Andiamo molto d'accordo. Mia madre ci ha fatto amare la musica. Nostro padre giocava nella Salernitana e nella Puteolana»

«Sono una pianista, non una direttrice d’orchestra», si schermisce Nicole Brancale, che fa della semplicità il suo tratto distintivo. Eppure sul palco dell’Ariston ha diretto, eccome. «Sì, ma solo perché dirigevo mia sorella Serena». Quei duetti alle ultime due edizioni del Festival di Sanremo le hanno dato tanta popolarità e tanta emozione. 

Nicole, ci tornerebbe? 
«Certo». 

Una musicista classica come si sente nel tempio della canzone? 
«Io sono stata a mio agio, mi sentivo a casa perché c’era tutto il management di mia sorella, amici cari». Venerdì alle 20, Nicole Brancale sarà protagonista della rassegna musicale di Villa San Michele di Anacapri; in programma, nella splendida dimora che fu abitazione del medico svedese Axel Munthe, brani di Chopin, Rachmaninov, Ravel e Liszt.
 
È la sua prima volta a Capri? 
«No, sono stata ospite di Villa San Michele già nel 2012, anno del mio matrimonio. Ma fu solo una toccata e fuga, stavolta rimarremo una settimana». 

Lei dice che non è direttrice, eppure spesso viene definita così... 
«Io sono una pianista classica e in quanto tale posso occasionalmente dirigere, studiando a fondo i pezzi. Ma non sono diplomata in direzione. Del resto le donne direttrici sono davvero poche in Italia, è un ruolo considerato da leader e dunque prevalentemente ancora maschile. Le donne fanno fatica a emergere in questo campo, anche se, ripeto, non riguarda me». 

E quindi come l’ha convinta sua sorella Serena? 
«Semplicemente mi ha detto: perché devo trovare un’altra persona quando ci sei tu? E ho accettato. Ho fatto bene, è stato davvero emozionante. Nel ricordo di nostra madre, che avrebbe voluto tanto rivedere Serena all’Ariston ma non ha fatto in tempo». 

Siete molto unite? 
«Da sempre, ma ci siamo letteralmente avvinghiate l’una all’altra dopo la morte di mamma. Io poi ho sette anni più di Serena e sono sempre protettiva nei suoi confronti». 

È stata il suo modello negli studi musicali? 
«Forse in parte sì, ma era soprattutto nostra madre a indirizzarci e a sostenerci. Io studiavo pianoforte e Serena all’inizio violino, poi canto. Mia madre a sua volta cantava in un coro di musica antica, siamo cresciute ai concerti, nei teatri, tra i gruppi popolari, ma anche nelle sale sperimentali».

E vostra madre sperava di vedervi diventare professioniste della musica? 
«Ne era sicura. Quando ero adolescente si sedeva accanto a me mentre facevo gli esercizi di pianoforte anche per tre ore di seguito». 

Una madre impositiva? 
«Forse, ma la ringrazio anche per questo. Da lei Serena ha preso la capacità di essere eclettica, di spaziare tra i generi». 

Sua sorella le sottopone i suoi brani in anteprima? 
«Sempre. Io ammiro il suo talento espressivo, ho una stima immensa di lei. Ma non so sempre esprimere pareri perché ho competenze diverse. Eppure qualche volta abbiamo scritto brani insieme, per esempio “Bari amore”».

Siete innamorate della vostra città? 
«Sì, ma anche di Napoli, abbiamo qui amici e mezza famiglia. Mio padre era calciatore e giocò nella Salernitana e nella Puteolana. E aveva una vera passione per la musica classica napoletana». 

A questo proposito, trova che nella musica leggera si stia andando verso un recupero delle tradizioni? 
«Sì, specie tra le artiste donne. È come un ciclo che si ripete e si rinnova». 

Lei è rimasta a vivere a Bari... 
«E chi mi schioda? È diventata una città vivibile e bellissima. Prima in alcune zone faceva paura, ora è a misura di famiglie». 

Lei parla sempre del rapporto idilliaco con sua sorella, possibile che non abbiate mai litigato? 
«Quando eravamo piccole, per i vestiti. Ricordo un jeans a cui tenevo molto e che lei tagliò perché lo voleva corto... mi fece infuriare! Cose da sorelle...». 

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