Il paradosso di Ulisse: cinema pieni e licei classici vuoti
Il problema non sono i classici è il modo in cui li proponiamo. L’Odissea non è un monumento impolverato. È un racconto d’avventura, un viaggio psicologico
Il paradosso di Ulisse: cinema pieni e licei classici vuoti
Cristina Dell Acqua | 5 agosto 2026Il problema non sono i classici è il modo in cui li proponiamo. L’Odissea non è un monumento impolverato. È un racconto d’avventura, un viaggio psicologico
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Mentre il liceo classico fatica a trovare iscritti, L’Odissea di Christopher Nolan è già un evento cinematografico. E Ulisse, che molti ragazzi incontrano con fatica tra i banchi, diventa un eroe capace di mobilitare milioni di spettatori di ogni età.
Un paradosso che racconta molto del nostro tempo. Forse il problema non sono i classici è il modo in cui li proponiamo.
L’Odissea non è un monumento impolverato. È un racconto d’avventura, un viaggio psicologico. Con l’intuizione di un uomo che, negli anni trascorsi a viaggiare, scopre cosa significhi essere solo, non più eroe ma naufrago. Le sue certezze sono cadute insieme alla città di Troia e Ulisse esperimenta come la sua capacità di vivere sia legata non al mestiere visibile dell’eroe ma a quello invisibile dell’uomo che ha perso i suoi punti cardinali.
Nella sua Odissea, che è anche la nostra, ci sono mostri che incarnano le nostre fragilità e sirene che seducono come le illusioni del successo facile. Ci sono le donne. Omero, chiunque sia stato, ha composto una enciclopedia del femminile, raccontandone tutte le sfumature. E il poeta, cieco per tradizione, con la sua capacità di introspezione, sembra ricordarci che per vedere davvero bisogna andare oltre gli occhi. Leggendo le sue donne, ci sentiamo lette.
Ulisse è il primo grande eroe moderno: cade, sbaglia, mente, resiste, è imperfetto. Ed è proprio per questo che ci assomiglia.
Come già in Oppenheimer Nolan rende affascinante la complessità e la racconta con passione.
La scuola troppo spesso ha trasformato quei racconti in un percorso a ostacoli fatto di versioni, parafrasi e verifiche. Tutto necessario, certo. Ma non basta, se prima non si accende la scintilla della curiosità. Perché nessuno si innamora di un autore per una nota a piè di pagina: ci si innamora delle sue domande, dei suoi conflitti, della sua capacità di parlare al nostro presente.
Eppure proprio oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, delle informazioni infinite e delle opinioni istantanee, il liceo classico ha molto da dire. Non solo perché insegna il latino o il greco in sé, ma perché allena a leggere in profondità, a ragionare, a distinguere un argomento da uno slogan, una verità da una manipolazione.
Forse dovremmo smettere di chiederci perché le famiglie non scelgano il classico e iniziare a domandarci come raccontiamo i classici. Certi miti arrivano a noi come un dono ogni volta in cui l’esperienza umana si fa troppo grande per le parole quotidiane. Siamo forse noi adulti ad aver dimenticato come raccontarlo..
5 agosto 2026
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