Esercizi respiratori e riposo nel cuore della montagna. La «speleoterapia» della miniera di Predoi finisce su Nature
Temperatura stabile tra 8 e 10 gradi e umidità al 98%: confermati i benefici su chi soffre di asma e long Covid. La dottoressa: «È come un aerosol naturale»
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Esercizi respiratori e riposo nel cuore della montagna. La «speleoterapia» della miniera di Predoi finisce su Nature
di Silvia M. C. SenetteTemperatura stabile tra 8 e 10 gradi e umidità al 98%: confermati i benefici su chi soffre di asma e long Covid. La dottoressa: «È come un aerosol naturale»
Il Centro climatico del Predoi, nell’ex miniera di rame, a 1100 metri sotto terra
«Copritevi bene, niente ciabatte, ma calze pesanti: i piedi devono stare al caldo. Sentite questo gocciolio continuo? È la montagna che purifica l’aria per noi. Mettete i telefoni in modalità aereo e lasciate fuori l’ansia». La voce, ferma e squillante, è quella della dottoressa Beatrice Barbolan. Una vita trascorsa tra anestesie, rianimazione e pneumologia in ospedale, oggi ha scelto di fare la medica di base a San Martino di Castrozza, in Trentino. Ma la sua vera missione è in Alto Adige, nel cuore della Valle Aurina, dentro le viscere dell’antica miniera di rame di Predoi. Il trenino sferraglia sui binari e inghiotte la luce, addentrandosi per un chilometro di lunghezza e di profondità nella montagna. Più si scende verso i 1.100 metri, più il mondo esterno svanisce, i suoni scompaiono e l’aria cambia corpo: si fa fredda, densa, pura, quasi liquida. La temperatura crolla a otto-dieci gradi centigradi, l’umidità sfiora il novantotto per cento e il respiro, prima faticoso, d’improvviso si scioglie.
I benefici
«In questo microclima totalmente privo di allergeni, batteri e polveri sottili, il protocollo richiede due ore al giorno per almeno dodici giorni: la pressione barometrica favorisce l’apertura degli alveoli, le vie aeree si decongestionano naturalmente e l’aria calda del corpo trasforma le micro-goccioline in un potente aerosol bronchiale», spiega la dottoressa Barbolan. Che guida gli esercizi respiratori e la rieducazione diaframmatica prima di adagiare le persone sui lettini con coperte e bevande calde. Ma anche lei è una paziente salvata dal luogo che ora custodisce, l’antica miniera di rame del Pordoi. «Soffro di un asma grave da quando avevo due anni - racconta Barbolan-. Nel 2004 lavoravo a Milano e ho avuto una riacutizzazione terribile: ero in blocco dei recettori per l’abuso di farmaci salva-vita. Fu allora che mia zia mi parlò di Predoi. Presi una settimana di malattia, la agganciai alle ferie e salii: entravo due ore al giorno e dopo sole tre settimane avevo dimezzato i farmaci. Da vent’anni torno ogni estate».
Una questione spinosa
Delle 28mila persone che ogni anno varcano la soglia del Museo delle Miniere di Predoi, circa 3.000 si spingono fino alla grotta della terapia speleologica proprio per curarsi nel Centro Climatico, aperto da aprile a novembre. Un’eccellenza finora sospesa in un paradosso burocratico: la struttura risponde infatti alla direzione dei Musei Provinciali e non alla sanità pubblica. «Dal 2018 non si può più nemmeno detrarre la spesa sanitaria della terapia - si rammarica Barbolan -. La mia battaglia, ora, è fare inglobare il Centro dall’azienda sanitaria altoatesina e fare rientrare la speleoterapia nei Lea, i Livelli Essenziali di Assistenza, al pari delle cure termali». A sostenere la causa ci sono, dal mese scorso, rigorose evidenze scientifiche. Un importante studio internazionale di nove centri tra Germania, Austria e Italia, coordinato dal dottor Joachim Schwarz assieme alla dottoressa Barbolan e pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, ha valutato 208 persone con asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva e long Covid.
Tocca alla politica
«I dati confermano miglioramenti clinici netti: negli asmatici un aumento del 4% del volume e della capacità polmonare - spiega Barbolan - nella broncopneumopatia un sollievo tangibile, nel post Covid un crollo della dispnea, il recupero misurabile della forza dei muscoli respiratori e una riduzione di affaticamento, ansia e disturbi del sonno, con beneficiduraturi a tre mesi». Un quadro terapeutico che si completa all’esterno grazie alla promozione del turismo salutare curata dalle Apt della Valle Aurina e di Campo Tures. «Tra centoventi sorgenti e cascate ricche di aeroanioni, le persone associano alle sedute in galleria le immersioni forestali nei boschi del Parco naturale Vedrette di Ries-Aurina, inalando i terpeni rilasciati dalle conifere - precisa la dottoressa -. Ma è dentro la roccia che avviene il miracolo quotidiano del respiro. La scienza ha dimostrato che funziona. Ora tocca alla politica fare la sua parte».
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5 agosto 2026 ( modifica il 5 agosto 2026 | 16:33)
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