La guerra delle frontiere
Ceuta, migrazione e geopolitica: la pressione del Marocco e l’isolamento della Spagna. La sfida per l’Unione europea
La guerra delle frontiere
Danilo Taino | 4 agosto 2026Ceuta, migrazione e geopolitica: la pressione del Marocco e l’isolamento della Spagna. La sfida per l’Unione europea
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Certe volte non serve mandare i militari: meglio mandare i civili. Il Marocco lo sa per esperienza storica. Nei primi giorni del novembre del 1975, Francisco Franco era morente, Juan Carlos era il capo di Stato temporaneo e la Spagna si preparava a una transizione istituzionale non facile. Il re del Marocco, Hassan II, vide un’opportunità nella situazione: organizzò una grande marcia, la Marcia Verde, e inviò un corteo di 350 mila civili verso il confine del Sahara Spagnolo, pronti a invadere: per fare sapere a Madrid che quel territorio non poteva essere autonomo ma del Marocco. Da Washington, il segretario di Stato Henry Kissinger osservò con una certa benevolenza. In pochi giorni, la crisi finì e lo status della regione, che oggi si chiama Sahara Occidentale, resta una questione aperta.
Nel 2021, Brahim Ghali, capo del Fronte Polisario che si batte per l’indipendenza del Sahara Occidentale, fu accolto, malato di Covid, in un ospedale spagnolo. Rabat si infuriò con Madrid e con il primo ministro Pedro Sánchez — il Fronte è avversario diretto del Marocco — e organizzò la prima invasione di Ceuta, con una decina di migliaia di migranti. La drammatica invasione della stessa exclave spagnola da parte di 60 mila marocchini, nei giorni scorsi, sembra essere la continuazione dello sperimentato metodo di Rabat: mettere pressione su Madrid non con l’esercito ma con un fiume di migranti o apparenti tali. Probabilmente, anche questa volta l’irritazione del re del Marocco, Mohammed VI figlio di Hassan II, è una questione di egemonia regionale: la vicina Algeria sostiene formalmente il Fronte Polisario e Sánchez ha visitato Algeri lo scorso 20 luglio per ricucire un rapporto interrotto proprio sul caso Ghali del 2021.
Migranti come armi per destabilizzare un Paese o per creare difficoltà a un governo considerato ostile e da punire: uno degli strumenti della guerra ibrida della quale l’Europa sa qualcosa. La militarizzazione di masse di migranti è stata usata dalla Russia contro la Finlandia e dalla Bielorussia contro Lituania, Lettonia e Polonia. C’è chi ha sostenuto che la forza russa Wagner ha convogliato migliaia di rifugiati verso il Mediterraneo per cercare di destabilizzare Grecia e Italia. Un famoso precursore di questo sistema fu Fidel Castro che nel 1980 aprì il porto di Mariel e mandò 125 mila cubani a Miami, tra questi prigionieri per reati comuni e malati di mente. Il modello Fidel oggi fa scuola.
La crisi di Ceuta ricorda all’Europa che l’immigrazione è ormai anche una questione geopolitica. I Paesi del Nord e dell’Est dell’Europa lo hanno capito da tempo, l’Italia e la Grecia anche. Sánchez, che già aveva sperimentato questa realtà nel 2021, avrà modo di fare considerazioni su quanto è successo a Ceuta nei giorni scorsi. Con il Marocco ha un accordo grazie al quale Rabat gli garantisce uno scudo verso l’emigrazione dal Nordafrica: detto più esplicitamente, delle popolazioni musulmane. Il che gli permette di regolarizzare centinaia di migliaia di immigrati per lo più di lingua spagnola che provengono dall’America Latina. Il piccolo flirt con il regime algerino è probabilmente stato un passo falso.
Per il primo ministro spagnolo, non è questa la sola «svista» degli ultimi tempi. Ha protestato contro il governo italiano, quello danese e altri venti della Ue che non avrebbero mostrato solidarietà. Certo, la decisione di Giorgia Meloni di chiudere Schengen in faccia a Madrid è discutibile. Ma è evidente che oggi Sánchez ha un problema con quasi tutta l’Unione europea. Su più fronti. La decisione, lo scorso gennaio, di dare permessi di residenza temporanei e rinnovabili a mezzo milione di immigrati senza documenti è certamente mossa da ragioni umanitarie, ideali e ideologiche. Ma in Europa, che attraverso Frontex ha deciso di difendere le frontiere esterne, ha riproposto il già visto: quando nel 2015 Angela Merkel di fatto invitò una massa di siriani e irakeni dicendo che la Germania ce la poteva fare. I 22 Paesi europei ritengono che regolarizzare l’immigrazione irregolare è un invito ad altri migranti a mettersi in marcia. Grazie a Schengen, dalla Spagna le frontiere sono aperte verso il resto della Ue (non direttamente da Ceuta).
Sánchez ha anche deciso di essere eccentrico rispetto ai partner della Ue sulla questione della Difesa. Ha rifiutato di accettare il 5% di spesa nel settore come deciso dalla Nato. E nei confronti della Cina ha scelto la via della porta aperta mentre il resto della Ue sta discutendo una delle questioni vitali per l’economia del continente, cioè come contrapporsi alla straordinaria invasione di merci da parte di Pechino. Il rapporto con la Cina è uno dei temi più delicati e complicati, sui quali serve una grande unità nella Ue: per ora, Sánchez ha preferito stabilire un rapporto stretto con Xi Jinping, al quale ha fatto visita quattro volte negli scorsi quattro anni. In più, tra i partner europei ci sono divergenze su come il governo spagnolo ha approcciato la questione di Gaza, parlando di genocidio israeliano probabilmente per tenere in piedi il suo governo appoggiato dalle sinistre radicali.
Sánchez non è stato molto solidale con i partner della Ue, negli ultimi tempi. Sulla crisi di questi giorni si è così trovato isolato, con un solo sostenitore di rilievo, Emmanuel Macron. Macron che, stando dalla sua parte sull’invasione dell’exclave, rischia però di avere fatto un regalo a Marine Le Pen. Dopo Ceuta, l’immigrazione è il tema caldo in tutta l’Unione europea.
4 agosto 2026
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