Pieve di Cadore, crisi dell'occhialeria e spopolamento: la rinascita parte dalle seguitissime lezioni di yoga all'alba
Belluno, a luglio e ad agosto spopolano le attività di mattina davanti al Caffè Tiziano con i bar che si alternano per preparare le colazioni
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Pieve di Cadore, crisi dell'occhialeria e spopolamento: la rinascita parte dalle seguitissime lezioni di yoga all'alba
di Francesco ChiamuleraBelluno, a luglio e ad agosto spopolano le attività di mattina davanti al Caffè Tiziano con i bar che si alternano per preparare le colazioni
C’era un Cadore vispo e sociale, dove abitava molta più gente che oggi, dove si stava all’aperto a tutte le ore, e dove la nightlife del capoluogo, Pieve, negli anni ‘50-’70 faceva scalpore. Chiedere ai cadorini di oggi com’era ieri: casinò, serate danzanti al Caffè Tiziano, cinema affollati, persone in giro. Poi c’è stato lo spopolamento, la crisi dell’occhialeria, un’atmosfera desolata che i giornali hanno raccontato, molto.
I tappetini
E oggi succede che una mattina, alle 6.10, nella Piazza Tiziano, sotto il monumento, contro le aspettative e i cliché rassegnati sul Cadore «senza un’anima viva», a decine si stendano i tappetini. Lo racconta Erica Giopp, cadorina di Pieve con l’occhio curioso e abituato al ritratto d’insieme (leggersi i suoi libri spassosi e intelligenti, da «Un anno in barcastop» a «Südtirol, istruzioni per l’uso»), ma anche con un certo orgoglio territoriale: «spostando lo sguardo verso l’ingresso del Gran Caffè, noti qualcosa di insolito. Alcuni materassini sono stesi a terra. Ti avvicini perché, in effetti, oltre allo scetticismo sull’iniziativa, hai anche tu un materassino. Lo disponi in mezzo alla piazza, abbastanza lontano dai pochi presenti ma abbastanza al centro da tenere d’occhio quello dell’insegnante. Non sei in grado di fare il saluto al sole in autonomia e hai seri problemi a distinguere la destra dalla sinistra. Con sorpresa devi stringerti di lato, perché arrivano altri e bisogna fare posto. Arrivano le atlete, le maestre, le figlie delle maestre, le mogli degli atleti, le pensionate, le quote azzurre, pure loro. È una piazza inclusiva, direbbe la sindaca».
Ecco, ne avrà di che gioire, Sindi Manushi. A luglio e agosto, ogni mercoledì, un’insegnante diversa si alterna per una lezione di yoga in Piazza Tiziano e un bar diverso prepara la colazione. La sorpresa è anche l’afflusso. «Quaranta persone che passano dal Cobra al Chaturanga con la disinvoltura di chi in piazza ci ha passato la vita. Alle 6,30 l’insegnante ci fa sedere a gambe incrociate. Tre respiri profondi, lasciamo andare i pensieri superflui e ci sintonizziamo con l’ambiente che ci circonda: un polo logistico dei trasporti. Un camion mette in moto, porto le mani verso l’alto. Una macchina accelera, scendo con le mani a terra e piego le ginocchia. Una moto sgasa, guardo in avanti».
Sta succedendo per davvero. Perfino qui, o forse proprio qui, finalmente qui. Alle 7,30, quando gli yogi si ricompongono per l’Om di commiato, i rumori del traffico sono lontani, si sentono gli uccellini. Resta il sospetto, felice, che qualcosa forse stia cambiando. Per davvero.
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4 agosto 2026 ( modifica il 4 agosto 2026 | 20:15)
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