Prysmian, Bending e l’Italia che compra in America
Prysmian, Bending e l’Italia che compra in America
di Ferruccio de Bortoli | 4 agosto 2026I tuoi preferiti
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Nel giro di poche ore sono state formalizzate negli Stati Uniti due importanti operazioni industriali e finanziarie. Molto diverse tra loro ma a matrice italiana, anzi milanese. Al di là dell’orgoglio nazionale, se mai qualcuno lo vorrà provare, sono entrambe foriere di qualche riflessione sulla natura del capitalismo italiano e sulla pochezza del mercato finanziario nazionale ed europeo.
Prysmian, la multinazionale dei cavi - che ha la propria sede alla Bicocca - ha rilevato l’americana (dell’Illinois) Atkore, specializzata in cablaggi elettrici. Un gruppo con 5 mila 400 dipendenti. Prezzo dell’acquisizione: 3,8 miliardi di dollari (3,3 miliardi di euro). Nelle stesse ore Bending Spoons, ha formalizzato l’acquisto di Airtable, una delle piattaforme più apprezzate della Silicon Valley che consente di creare, con semplicità, procedure digitali personalizzate. Il valore dell’operazione sfiora 1,3 miliardi di dollari. E siamo già, per la start up avviata da Luca Ferrari e dai suoi giovani soci e amici, alla terza acquisizione ad appena trenta giorni dalla quotazione al Nasdaq americano.
Per la multinazionale guidata da Massimo Battaini quella di Atkore rappresenta - come scrive Fausta Chiesa sul Corriere, la quarta acquisizione in terra statunitense in pochi anni per un totale che si avvicina ai 10 miliardi di dollari. Prysmian nasce dall’ex Pirelli Cavi. Quando venne quotata nel 2007 valeva 15 euro, oggi supera i 121. Si è sempre detto che il modello public company in Italia non avrebbe funzionato. C’è da chiedersi quale sarebbe stato il destino della società con un vero azionista di controllo e magari una grande famiglia del capitalismo italiano. E perché casi come Prysmian non si siano potuti realizzare in altri settori. Bending Spoons se non avesse deciso di andare negli Stati Uniti oggi sarebbe un’azienda di belle speranze, lodata da tutti e finanziata poco, a parte alcuni lungimiranti investitori privati. Quando si trattò di valutarne la quotazione a Piazza Affari non si andò oltre qualche decina di milioni. Oggi il mercato farebbe fatica, viste la capitalizzazione raggiunta, a garantire la liquidità necessaria. Meno male che hanno deciso di emigrare.
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4 agosto 2026, 12:03 - modifica il 4 agosto 2026 | 12:12
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