Storia del conte di Robilant: fedelissimo dei Savoia, perse una mano nella battaglia di Novara. Diede dignità diplomatica all'Italia ma si dimise dopo Dogali
Corriere della Sera - Cultura

Storia del conte di Robilant: fedelissimo dei Savoia, perse una mano nella battaglia di Novara. Diede dignità diplomatica all'Italia ma si dimise dopo Dogali

Martedì 4 agosto 2026
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Duecento anni fa nasceva Carlo Felice Nicolis. Dopo la carriera militare entrò nel governo Depretis creando quel «sistema» che porta il suo nome per rompere l'isolamento del Regno rispetto alla Triplice Alleanza

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Storia del conte di Robilant: fedelissimo dei Savoia, perse una mano nella battaglia di Novara. Diede dignità diplomatica all'Italia ma si dimise dopo Dogali

di Rosalba Graglia

Duecento anni fa nasceva Carlo Felice Nicolis. Dopo la carriera militare entrò nel governo Depretis creando quel «sistema» che porta il suo nome per rompere l'isolamento del Regno rispetto alla Triplice Alleanza

La statua del conte in piazza Cavour a Torino

Per tutti è piazza Robilant. E basta. Non un nome, non un po’ di storia, giusto un “ conte di” o “generale” nelle targhe urbane. E, ma solo in qualche caso –la piazza è grande, le targhe diverse - una data di nascita, dal che si deduce che il “conte di Robilant” era nato esattamente 200 anni fa, l’8 agosto 1826.


Chi era Carlo Felice Nicolis conte di Robilant? Nobile, va da sé secondogenito del conte Maurizio e di Maria von Waldburg-Truchsess. Professione di conseguenza: gran diplomatico del Regno d’Italia, tipo deciso e in fondo poco "diplomatico": è stato un militare, un ministro, un teorico di un ruolo non subalterno dell’Italia nella politica estera europea. Fedelissimo di casa Savoia: i Nicolis erano al servizio dei duchi di Savoia già dal Cinquecento.

D’altra parte Carlo Felice Nicolis era ancora un neonato quando sua madre iniziò un lungo rapporto di amicizia (qualcuno ipotizza pure qualcosa di più) con Carlo Alberto, che durò fino alla morte del sovrano, nel luglio 1849. Carlo Felice Nicolis cresce in questo ambiente di corte. A tredici anni entra nell’Accademia militare di Torino, e diventa tenente di artiglieria. E alla carriera a corte preferisce l’arte della guerra: partecipa alle guerre d’indipendenza (e nella battaglia di Novara perde una mano), raggiunge il grado di generale.

Nel 1867 viene nominato comandante della Scuola superiore di guerra e si sposa con Maria Edmonda Clary e Aldringen da cui avrà sei figli: Maria, Edmondo, Elisabetta, Luigi Sigifredo, Carlo Manfredo, Teresa Elisabetta.

Nel giugno 1871 la svolta della sua vita, con la nomina a inviato straordinario e ministro plenipotenziario, poi ambasciatore dal 1876, del Regno d’Italia a Vienna, dove rimane sino al 1885 con alterne fortune: erano gli anni della Triplice Alleanza, poco favorevole all’Italia, piuttosto isolata. Una situazione complicata dalla politica coloniale italiana nel Mar Rosso. Robilant, per ordine del re Umberto I il 6 ottobre 1885 viene nominato ministro degli Esteri nel governo di Agostino Depretis. Il suo principale obiettivo è rinegoziare in senso più favorevole all’Italia la Triplice Alleanza, alla scadenza nel 1887. Ci riesce ed è il suo maggior successo: il “sistema Robilant” mette l'Italia su un piano di parità con gli alleati. Poi, travolto dalla sconfitta italiana a Dogali il 26 gennaio 1887, Robilant si dimette da ministro degli Esteri

Sono gli anni di Crispi e della sua politica coloniale aggressiva. I due non si sopportavano. Così Robilant esce di scena, accettando la nomina nel 1888 ad ambasciatore a Londra. Arriva in Inghilterra ad agosto, provato e malato, e muore pochi mesi dopo, il 17 ottobre, a sessantadue anni.

Oltre alla piazza che gli è stata intitolata in Borgo San Paolo nel 1927, c’è una statua, realizzata grazie a una sottoscrizione pubblica, opera dello scultore Giacomo Ginotti e inaugurata nel 1900 in piazza Cavour. Sul basamento, una figura femminile rappresenta la diplomazia, suo malgrado il vero talento del conte e generale Robilant, a 200 anni dalla nascita ormai dimenticato.
Più famosa di lui la bisnipote Olghina di Robilant, che è stata giornalista e protagonista della dolce vita romana, autrice di libri sul mondo a sangue blu e curatrice del blog spesso dissacrante Olgopinions. E pure il bisnipote Alvise conte di Robilant, antiquario fiorentino, assassinato nel suo appartamento a Palazzo Rucellai il 15 gennaio 1997, omicidio a tutt’oggi irrisolto.


Il bisnonno Carlo Felice si sarà rivoltato nella tomba?

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4 agosto 2026

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