Bologna e il turismo poco culturale: «Siamo città d'arte, dovremmo dirlo a chi arriva con i voli Ryanair e in aeroporto. Il pubblico va cercato e l'offerta allargata»
Corriere della Sera - Cultura

Bologna e il turismo poco culturale: «Siamo città d'arte, dovremmo dirlo a chi arriva con i voli Ryanair e in aeroporto. Il pubblico va cercato e l'offerta allargata»

Lunedì 3 agosto 2026
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Dopo l'affondo di Antonio Buitoni del Comitato per Bologna Storica e Artistica interviene il direttore della Pinacoteca Luigi Gallo: «Noi ce la stiamo mettendo tutta per raccontare continuamente che a Bologna c’è tantissimo»

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Bologna e il turismo poco culturale: «Siamo città d'arte, dovremmo dirlo a chi arriva con i voli Ryanair e in aeroporto. Il pubblico va cercato e l'offerta allargata»

di Piero Di Domenico

Dopo l'affondo di Antonio Buitoni del Comitato per Bologna Storica e Artistica interviene il direttore della Pinacoteca Luigi Gallo: «Noi ce la stiamo mettendo tutta per raccontare continuamente che a Bologna c’è tantissimo»

La distrazione verso i suoi musei da parte di una Bologna segnata dal turismo low cost è stata lamentata qualche giorno fa dal Comitato per Bologna Storica e Artistica in un’intervista al nostro giornale. 

Un invito alla discussione che ha preso le mosse dal ritorno dell'Estasi di Santa Cecilia di Raffaello nella sua sede abituale della Pinacoteca di Bologna, dopo il prestito al Met di New York. Il direttore della Pinacoteca Luigi Gallo, in carica da febbraio, invita tutti i soggetti a fare la propria parte.

Partiamo dalla Santa Cecilia?
«La Santa Cecilia rappresenta davvero il genius loci della città. Quando le iniziative sono di altissimo livello gli scambi internazionali sono importanti, sia per l’avanzamento degli studi raffaelleschi che per parlare di Bologna. Non è poi vero che sia sempre in giro, è stata nel 2020 alle Scuderie del Quirinale e ora a New York».

Concorda sul fatto che i musei siano ormai esclusi dai tour turistici?
«È una tipologia di turismo che c’è ovunque, il nostro compito è convincere anche i turisti. Noi della Pinacoteca ce la stiamo mettendo tutta per raccontare continuamente che a Bologna c’è tantissimo».

Il Comitato B.S.A. lamenta una mancanza di coordinamento a livello istituzionale.
«Non appena ho preso servizio sono andato a parlare con tutti gli enti che si occupano di cultura a Bologna per elaborare strategie utili. Per esempio far entrare le persone nelle chiese o farle venire nella zona di via Zamboni, che è una vera Atene. È anche compito nostro raccontare a voce forte l’importanza di Bologna come città d’arte».

Ha parlato anche con Bologna Welcome, direttamente tirata in ballo dal Comitato?
«È certamente qualcosa su cui lavorare ma io ho già incontrato i dirigenti di Bologna Welcome. Stiamo progettando insieme una serie di interventi, anche molto pratici come il rifacimento del bookshop all’interno della Pinacoteca. O per creare dei percorsi con i musei nazionali, quindi Pinacoteca, Palazzo Pepoli Campogrande dopo la prossima riapertura, San Mattia. Poi, certo, si può fare di più».

In che modo?
«In una città così colta come Bologna, dove ogni giorno succede qualcosa, il dibattito pubblico dovrebbe portare la cultura ancora di più al centro. Anche l’informazione potrebbe fare di più».

Forse Bologna offre troppi stimoli?
«Bologna ha tante cose diverse da vedere, si tratta di stimolare i visitatori. Vanno a vedere l’Archiginnasio perché è bello e interessante ma anche perché è vicino alla piazza e non ha percorsi strutturati. Andare in un museo richiede un’attenzione maggiore, dovremmo lavorare tutti insieme per allargare l’offerta verso chi arriva a Bologna. Anche per dire, per esempio, che l’Oratorio di Santa Cecilia è uno dei capolavori del Rinascimento. In quanti lo sanno? Dovremmo attivarci per farlo conoscere».

In base ai vostri dati è proprio vero che in Pinacoteca vengono solo storici dell’arte e appassionati?
«Sicuramente vengono gli storici dell’arte perché è una delle più belle pinacoteche d’Italia, ma vengono anche i turisti più colti, gli appassionati di cultura. Dobbiamo portarci pure il grande pubblico facendo capire la piacevolezza del luogo, che in questi giorni è anche un’oasi climatica. È una realtà che racconta l’identità culturale di Bologna. Credo poi molto nella riapertura di Palazzo Pepoli Campogrande, più vicina al centro, per raccontare a tutti che Bologna è stata la capitale della pittura per duecento anni. Questo va ripetuto, dovremmo scriverlo pure sui giornali che vengono dati sui voli Ryanair. Dirlo tutti insieme forte e chiaro, anche in luoghi come l’aeroporto. Così forse ce la faremo».

Lei è convinto che il pubblico vada cercato.
«Devi cercarlo, pensando anche a proposte un po’ nuove. Bisogna lavorare su tutti i piani e soprattutto occorre che ci mettiamo tutti insieme, con le guide, con il Comune. Lavorando sull’offerta preziosa che Bologna può proporre, da quella gastronomica a quella culturale».

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