E se Ceuta fosse marocchina e Gibilterra spagnola?
Ceuta, Madrid attacca l'Italia: «Governo non all'altezza sui migranti»
E se Ceuta fosse marocchina e Gibilterra spagnola?
risponde Aldo CazzulloI tuoi preferiti
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Caro Aldo,
ammetto che fino ad ora non avrei saputo indicare Ceuta o Melilla su una cartina geografica. Ora scopro che le città che i migranti provenienti dal Marocco cercano di raggiungere o hanno raggiunto sono exclavi spagnole nel Nord Africa. Un accesso all’Europa, quindi?
Lorenzo Massari
Ma queste città spagnole in Africa che hanno attirato migliaia di migranti come fanno a essere di fatto protette dall’Europa essendo così distanti dal nostro continente?
Mariolina Avegno
Cari lettori,
quando, alla morte di Franco, il re del Marocco Hassan II volle prendersi il Sahara occidentale, mandò 350 mila marocchini che brandivano il Corano — la cosiddetta marcia verde — a occuparlo. Ne nacque una questione aperta ancora oggi, anche se ormai il Marocco di fatto controlla il territorio. Ricordo quando trent’anni fa, con il collega Mino Vignolo, andammo a El Alayoun a raccontare come il re aveva trasformato quella terra, ricca di fosfati. Visitammo anche i campi profughi dei Saharoui, la popolazione autoctona appoggiata dall’Algeria. Oggi il figlio di Hassan, Mohammed VI, sta adottando la stessa tattica per prendersi Ceuta e Melilla, o comunque mettere pressione al governo spagnolo. Si tratta ovviamente di una un metodo inaccettabile, che mette a repentaglio la vita delle persone. Tuttavia, riconosciamolo: Ceuta e Melilla sono retaggi dell’era coloniale; dovrebbero appartenere al Marocco, non alla Spagna. Così come Gibilterra è un retaggio dell’era coloniale; dovrebbe appartenere alla Spagna, non al Regno Unito. San Marino, Andorra e il Principato di Monaco sono invece addirittura retaggi dell’epoca feudale. Se si mantiene lo status quo, il motivo è semplicissimo: i privilegi di chi vi abita, rispetto al mondo che li circonda. È chiaro che a Ceuta preferiscono essere spagnoli, così come a Gibilterra preferiscono essere britannici. Nel caso poi degli staterelli feudali, sono diventati paradisi fiscali. I ricchi spagnoli — lo fecero ad esempio i figli del leader catalano Jordi Pujol — portano i capitali ad Andorra, i ricchi francesi fanno altrettanto perché a Montecarlo non possono andare, mentre invece il Principato si apre festante agli italiani.
Non è che le frontiere siano tracciate per sempre. Quelle dell’Unione Sovietica ad esempio si sono sgretolate. La verità è che le frontiere sono intangibili quando convengono a qualcuno. E l’elusione fiscale è il più grande business del pianeta; perché non esiste un investimento che ti dia automaticamente il 100% del rendimento. Molti di noi, se non dovessimo pagare le tasse, avremmo a disposizione praticamente il doppio del reddito di cui disponiamo. Come possiamo immaginare che chi lucra su una simile attività non la difenda con le unghie e coi denti, ad esempio comprando banchieri, giornalisti, uomini di Stato? Se la Spagna facesse il primo passo, lasciando Ceuta e Melilla, darebbe un esempio virtuoso. Sarebbe un modo di rinunciare a un vecchio pennacchio coloniale e risolvere un problema della modernità. Ma certo non può farlo il governo Sánchez con un solo voto di maggioranza. E certo non lo farà il governo di destra che verrà.
3 agosto 2026
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