Studiare Design: immaginare possibilità che ancora non esistono e trovare il modo di renderle reali, come fece l’homo habilis
Decidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali
Studiare Design: immaginare possibilità che ancora non esistono e trovare il modo di renderle reali, come fece lâhomo habilis
03 agosto 2026
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Raffaella Fagnoni / CorriereTv
Studiare Design significa imparare a progettare e progettare non significa semplicemente disegnare un oggetto, uno spazio, un capo di moda o un interfaccia. Significa immaginare possibilità che ancora non esistono e trovare il modo di renderle reali.
La parola design fa parte del linguaggio comune. La usiamo per descrivere oggetti, stili, innovazione, ma proprio per questo rischia di perdere significato. à spesso accompagnata da termini come innovazione, sostenibilità , progresso, che sono importanti ma rischiano di trasformarsi in etichette prive di contenuto. Per me il design non è il design di qualcosa, ma il design per qualcosa. Cioè non è un fine, ma uno strumento per immaginare cambiamenti che abbiano un significato e migliorino il rapporto fra le persone, la società e l'ambiente. Questa attitudine accompagna l'essere umano fin dalle sue origini. Quando l'Homo habilis costruisce il primo utensile, immagina una possibilità che prima non esisteva, trasformando progressivamente sé stesso e ciò che gli sta intorno. Studiare Design significa imparare a leggere il mondo per poter intervenire su di esso con consapevolezza. à un percorso che insegna a comprendere la storia, a interpretare il presente per immaginare futuri possibili. Viviamo immersi nelle tracce della nostra storia. Ogni intervento dialoga con ciò che già esiste: i luoghi, le persone, le culture. Progettare significa non dimenticarsi di questa eredità , ma interpretarla e trasformarla. Studiare design significa imparare, osservare a fare domande, a mettere in relazione conoscenze diverse. Significa imparare che ogni progetto è un atto culturale e civile, perché ogni scelta modifica il modo in cui viviamo.
Il cuore del corso di laurea sono i laboratori progettuali dove si impara facendo. In Italia esistono ormai molti corsi di laurea in Design e ciascuno ha una propria identità . Alcuni sono più orientati al prodotto, altri agli interni, alla comunicazione, alla moda o ai servizi. Il mio consiglio è di scegliere una scuola che offre una formazione ampia perché il mondo cambia più velocemente delle specializzazioni.
La preparazione si fonda su discipline come la storia del design, l'estetica, la cultura del progetto, le scienze umane, le tecnologie, i materiali, la psicologia, oltre che sugli strumenti della rappresentazione e i processi produttivi. E poi ci sono i laboratori, dove spesso gli studenti lavorano su progetti concreti, si osservano problemi reali, si sviluppano idee, si costruiscono modelli e prototipi, si sperimenta, si verifica, si modifica, si ricomincia.
Nel design l'errore non è un fallimento, è parte del processo formativo. à un apprendimento basato sull'esperienza, sul confronto, sul lavoro di gruppo.
Per studiare Design non serve essere artisti né saper disegnare perfettamente. La prima qualità è la curiosità . «Se non siete curiosi, lasciate perdere», diceva Achille Castiglioni a studenti già molti anni fa. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno, come agiscono, quello del design non è il mestiere che fa per voi. Non pensate di diventare inventori, di poter organizzare e decidere tutto come vorreste. Il design è molto meno eroico, ma molto più interessante. à importante osservare prima di immaginare, ascoltare prima di proporre, capire prima di giudicare. Allenarsi osservando tutto quel che succede intorno a voi, per strada, nei locali, in rete.
Chiedetevi perché le persone fanno quello che fanno, anche con autoironia e autocritica. à così che si impara a osservare criticamente gesti ovvi, gli atteggiamenti conformisti, le forme scontate per scoprire che si può fare altro.
Quello del designer è un mestiere meraviglioso, ma comporta fatica, umiltà , sacrifici e molta, molta passione. Nel design si impara facendo, si sperimenta, si sbaglia. Si ricomincia seguendo il metodo, sviluppando la capacità di collaborare e la disponibilità a mettersi continuamente in discussione. Le tecnologie cambiano, i materiali cambiano, le professioni cambiano. L'attitudine progettuale, invece, rimane. Ed è proprio questa la competenza più importante che il corso di laurea aiuta a costruire.
Una laurea in Design apre molte strade perché insegna un metodo prima ancora di una sola professione. Si può operare in contesti diversi: oggetti, moda, luoghi, artefatti fisici e digitali, progettando prodotti, servizi, spazi interni e esterni, sistemi di comunicazione, interfacce, materiali innovativi o anche esperienze. Si può lavorare nell'industria, negli studi professionali, nella moda, nell'editoria, nelle istituzioni culturali, negli archivi, nella pubblica amministrazione, nel terzo settore o avviare una propria attività .
In qualsiasi campo si operi la sostenibilità materiale, sociale, economica è una responsabilità che attraversa ogni progetto e non un tema a parte. Spesso il designer lavora in gruppi multidisciplinari insieme a ingegneri, economisti e informatici, a sociologi, a medici, artigiani, scienziati, ricercatori, storici. In realtà il design forma professionisti capaci di mettere in relazione competenze diverse e trasformarle in progetto.
Il design mi ha insegnato che il mondo non è qualcosa da osservare passivamente, ma una realtà con cui possiamo entrare in relazione e sulla quale possiamo intervenire con responsabilità . Mi ha insegnato che le grandi sfide del nostro tempo, dal cambiamento climatico alle disuguaglianze sociali, non si affrontano da soli e non si risolvono con un solo progetto. Si affrontano costruendo relazioni e lavorando con le comunità , mettendo in dialogo saperi diversi.
Oggi il mondo è molto diverso da quello in cui il design è nato. Cambiano i materiali, cambiano le tecnologie, cambiano i bisogni, ma soprattutto cambiano le domande che dobbiamo porci. Per questo credo che oggi il compito del design non sia produrre di più, ma progettare meglio, costruire relazioni più equilibrate fra le persone, l'ambiente, i sistemi produttivi, trasformando gli scarti risorse, le crisi in occasioni di cambiamento e l'innovazione in una forma di responsabilità .â
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