Eclissi del 12 agosto, Federico Landini avrà 85 secondi per scattare una foto al Sole. «Proviamo a scoprirne i segreti con un nuovo spettrografo»
Corriere della Sera - Cultura

Eclissi del 12 agosto, Federico Landini avrà 85 secondi per scattare una foto al Sole. «Proviamo a scoprirne i segreti con un nuovo spettrografo»

Domenica 2 agosto 2026
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Con il suo team lo studioso dell'Inaf studiato catturerà un'immagine della Stella capace di scomporre la luce e studiare la composizione chimica dell’intera corona

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Eclissi del 12 agosto, Federico Landini avrà 85 secondi per scattare una foto al Sole. «Proviamo a scoprirne i segreti con un nuovo spettrografo»

di Carlotta Rocci

Con il suo team lo studioso dell'Inaf studiato catturerà un'immagine della Stella capace di scomporre la luce e studiare la composizione chimica dell’intera corona

Cosa c’è di tanto affascinante in un’eclissi di sole? Le condizioni cambiano di colpo. Il giorno diventa notte all’improvviso, in un orario inusuale. «La luna che passa davanti al sole e lo oscura è un fenomeno insolito che, anche se dura solo qualche minuto, suscita sempre interesse, perfino un certo timore. È un fatto istintivo, come la paura innata che l’eclissi incute agli animali. Nei secoli sono nate credenze, miti, racconti», spiega Federico Landini.

Lui è un uomo di scienza, dottore in astronomia, tecnologo in servizio alla sezione torinese dell’Inaf, l’istituto nazionale di astrofisica. Ha costruito una carriera intorno alla progettazione di strumenti per le missioni spaziali e per lo studio della corona solare, quell’alone — un milione di volte meno luminoso del sole — che circonda il corpo celeste ma che è difficile da osservare con la luce del giorno.«Per farlo serve che il sole venga oscurato ed è per questo che l’eclissi è il momento perfetto», spiega l’esperto.

Il test spagnolo

Il 12 agosto sarà in Spagna alla guida del team che, dall’osservatorio astrofisico di Javalambre, testerà per la prima volta un nuovo prototipo di spettrografo studiato per scattare «una fotografia» capace di scomporre la luce e studiare la composizione chimica dell’intera corona negli unici 85 secondi in cui sarà visibile.
«Occorre individuare una porzione della corona per poterne fare lo spettro. Gli spettrometri classici individuano porzioni lineari. Il nostro una porzione a forma di anello. In una singola foto facciamo lo spettro di un anello di corona a una certa distanza dal centro del sole», spiega. Il risultato è migliore e l’immagine più completa.
L’Inaf finanzia il progetto di ricerca, l’osservatorio astronomico di Torino è capofila del team che vede impegnati anche l’osservatorio astronomico di Napoli, il Cnr di Padova e l’Università di Firenze.

Lo space weather

«Ci interessa studiare la corona solare perché è il luogo in cui avvengono quelle esplosioni che influenzano anche la vita sulla Terra — spiega Landini —. Il gas ionizzato di cui è fatto il sole, combinato con il campo magnetico presente nella corona, può dar vita ad esplosioni che rilasciano una grande quantità di materiale che può raggiungere anche la terra e provocare interruzioni di energia elettrica o disturbare i sistemi di bordo degli aerei e le comunicazioni». Lo studio di questi fenomeni, detta space weather, è diventata una componente di studio importante per monitorare in tempo reale il comportamento del sole e i suoi effetti.

Proteggersi gli occhi

La scelta per il punto di osservazione è caduta sulla Spagna perché è uno dei luoghi in cui l’eclissi del 12 agosto sarà totale e dove la corona sarà perfettamente visibile.
«A Torino, per esempio, l’eclissi sarà parziale, con una copertura del 90%». L’effetto sarà stupefacente — a maggior ragione in un orario a ridosso del tramonto — ma il non perfetto allineamento di luna, Terra e sole impedirà ai torinesi di vedere la corona.

«Per godersi lo spettacolo in sicurezza è necessario proteggere gli occhi con occhiali che abbiano i filtri giusti. Gli occhiali da sole non sono sufficienti», si raccomanda Landini. Nel suo lavoro ha osservato diverse eclissi, da ogni latitudine del mondo. Era in Germania l’11 agosto 1999 quando si verificò l’ultima eclissi solare totale visibile da gran parte del vecchio continente. In Italia l’ultima è stata quella del 1961. «Questo non vuol dire che le eclissi solari siano rare, anzi, si verificano almeno una volta l’anno — precisa — ma non sono visibili da chi non si trova nel momento giusto nel cono d’ombra che la luna proietta sulla Terra quando sole, luna e Terra si allineano».

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