Sorridi, l'algoritmo ti sta guardando
Corriere della Sera - Cultura

Sorridi, l'algoritmo ti sta guardando

Domenica 2 agosto 2026
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Il riconoscimento facciale mito negativo dell'immaginario contemporaneo. Sapendo di essere visti resteremo persone libere o inizieremo a recitare?

Sorridi, l'algoritmo ti sta guardando

di Aldo Grasso | 2 agosto 2026

Il riconoscimento facciale mito negativo dell'immaginario contemporaneo. Sapendo di essere visti resteremo persone libere o inizieremo a recitare?

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Il riconoscimento facciale è ormai uno dei grandi miti negativi dell'immaginario contemporaneo. Se romanzi, film e soprattutto serie televisive come Black Mirror, Person of Interest e The Capture continuano a rappresentarlo come il simbolo di una società sorvegliata e di una burocrazia distopica – in cui ogni volto diventa un dato e ogni dato un potenziale sospetto – è difficile liquidare questa convergenza come una semplice moda narrativa. Più probabilmente, siamo davanti a un dispositivo culturale che intercetta un’inquietudine profonda.

Il volto, che per secoli è stato il segno irripetibile dell’identità personale e della relazione con gli altri, viene convertito in un dato biometrico, in una password permanente, che non può essere «revocata» in caso di abuso. Non è la tecnologia, di per sé, a inquietare; è il potere che quella tecnologia concentra. Ogni algoritmo promette efficienza ma riduce lo spazio della libertà. Se la narrativa insiste tanto su questo tema è per ricordare che ogni innovazione è anche una scelta politica e culturale che modifica il nostro modo di percepirci.

La vera domanda non è se gli algoritmi vedranno tutto. È se, sapendo di essere sempre riconoscibili, continueremo a comportarci come persone libere oppure come cittadini che recitano, inconsapevolmente, davanti a una telecamera.

2 agosto 2026

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