Aldo Cazzullo e il cardinale Pizzaballa raccontano l'eredità di San Francesco: «Per la pace in Palestina bisogna avere il coraggio di osare qualcosa di diverso»
L'incontro è stato organizzato dall'associazione Rinascimento culturale in collaborazione con l'Istituto Salesiano San Bernardino
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Aldo Cazzullo e il cardinale Pizzaballa raccontano l'eredità di San Francesco: «Per la pace in Palestina bisogna avere il coraggio di osare qualcosa di diverso»
di Michele BarbaroL'incontro è stato organizzato dall'associazione Rinascimento culturale in collaborazione con l'Istituto Salesiano San Bernardino
«Uno dei problemi che abbiamo qui è proprio la leadership. Bisogna trovare qualcuno che abbia il coraggio di osare qualcosa di diverso. Ora non è così. È chiaro che non saranno né Abu Mazen né Netanyahu gli artefici della pace del futuro». Non poteva che iniziare dalle parole sferzanti e dalla testimonianza diretta del Cardinale Pierbattista Pizzaballa, in collegamento da Gerusalemme, l’incontro proposto dall’Istituto Salesiano San Bernardino di Chiari a cento anni dalla sua nascita.
L’appuntamento, organizzato in sinergia con l’Associazione Rinascimento Culturale, ha così unito l’analisi della complessa attualità internazionale a un fitto dialogo incentrato sulla figura di San Francesco d’Assisi, nell’anno in cui ricorre l’ottavo centenario della morte del Santo.
Nel corso della serata, stimolato dalle domande del giornalista Aldo Cazzullo, il Cardinale ha condiviso anche passaggi intimi della sua vocazione, svelando un percorso nato quasi per dinamiche imprevedibili: «Sono entrato per caso nei francescani. Li ho conosciuti da bambino a Rimini, ero in collegio. Quando mi chiesero se volevo farmi frate, dissi di sì, senza sapere il perché. Mi erano piaciuti lo stile e il modo di vivere». Tra i suoi formatori di allora spiccavano ex missionari in Cina espulsi dal regime di Mao, figure che ne hanno temprato il carattere.
Il dibattito ha poi toccato il vertice della Chiesa cattolica e la figura di Bergoglio, sul quale il Patriarca ha ironizzato: «Aveva un nome da francescano, vestiva da domenicano, in bianco, e governava da gesuita. Si può dire che abbia unito tutte le anime della Chiesa».
Proprio sul tema della continuità e discontinuità tra Francesco e il suo successore Leone, Pizzaballa ha chiarito che «ogni Papa porta il suo modello; cambia lo stile e il modo di porsi, ma la continuità è sempre molto chiara».
Il dialogo si è infine concentrato sul legame profondo tra San Francesco e la Terra Santa, intesa come un vero e proprio itinerario spirituale per il Santo d’Assisi. Il Cardinale ha voluto rimarcare la centralità fisica e storica di quei luoghi nell’esperienza di fede, tracciando un parallelo geografico: «Non c’è umanità di Gesù senza la terra di Gesù. L’umanità di Cristo passa anche dalla sua geografia, esattamente come La Verna e Greccio sono state fondamentali per l’esperienza e la spiritualità di Francesco».
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