Il modello di calcio che a noi non piace
Cedere le competizioni internazionali (Coppa del Mondo in testa) a investitori privati è un’idea arrogante
Il modello di calcio che a noi non piace
Beppe Severgnini | 1 agosto 2026Cedere le competizioni internazionali (Coppa del Mondo in testa) a investitori privati è un’idea arrogante
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Mentre in Italia riscaldiamo la minestra, riprendendoci un allenatore che era saltato dalla finestra, il calcio mondiale è arroventato. La mossa machiavellica di Infantino — mai cognome fu tanto ingannevole — ha provocato reazioni furiose. Il piano Fifa — mai sigla fu così premonitrice — mette paura. Cedere le competizioni internazionali — Coppa del Mondo in testa — a investitori privati è un’idea arrogante.
Ovviamente, appena si parla di soldi e potere su scala globale, sbuca Donald Trump: la famiglia presidenziale è tra i grandi sponsor del progetto. Che, purtroppo, ha una sua logica: più partite (Coppa del mondo extralarge, il noioso Mondiale per Club), più diritti televisivi, più sponsor, più pubblicità, più scommesse, più denaro. E questo, per qualcuno, è l’unica cosa che conta.
Era chiaro che la Uefa — organo di governo del calcio europeo — l’avrebbe presa male. Anche se, come ingordigia, non scherza. Ai tradizionali Campionati europei s’è aggiunta la stanca Nations League; mentre la nuova Champions League allargata obbliga le squadre migliori a giocare due volte la settimana per tutto l’anno. Poi c’è l’Europa League, d’accordo; ma della Conference League c’era bisogno? E le federazioni nazionali? Anche quelle vogliono la loro fetta: ci sono i campionati (molti a venti squadre), le coppe nazionali, le inutili supercoppe, i tornei, le amichevoli.
Non occorre un genio per capire dove stiamo andando. Al Corriere in tanti amiamo il calcio, e abbiamo espresso preoccupazioni simili. A cominciare da Daniele Dallera, il grande timoniere della redazione sportiva, che lascia dopo molti anni, ma per fortuna continuerà a scrivere. Daniele ha giocato e conosce il basket, sa cosa ne hanno fatto negli Stati Uniti. Una squadra NBA gioca 82 partite di stagione regolare, poi ci sono eventuali Playoff e Finals (da un minimo di sedici incontri a un massimo di ventotto). Lo sport come abitudine, colonna sonora, rumore di fondo. E grande show business, ovviamente.
Questo è il modello di calcio che piace a Infantino e alla famiglia Trump. I Mondiali USA, tra hydration breaks per la pubblicità e balletti nell’intervallo extralarge, ce l’hanno detto in tutti i modi. Ancora non abbiamo capito?
1 agosto 2026
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